I King Crimson
che stasera hanno intrattenuto per un'ora e mezza
il pubblico romano sono una creatura quasi unica
all'interno del panorama musicale rock: hanno
attraversato trent'anni di musica mutando faccia
senza perdere mai l'ago della bilancia della propria
musica. Questo grazie al genio - non solo chitarristico
- di Robert Fripp, personaggio schivo, poco amante
della scena.
E il concerto alla Centrale del tennis è
debitore in tutto e per tutto del carattere introverso
del leader: scenografia scarna, niente fronzoli
inutili, quello che conta è la musica.
E che musica! La formazione è quella, oramai
consolidata, che vede Fripp affiancato da Adrian
Belew (nella band dal 1981), Trey Gunn e Pat Mastelotto.
Un quartetto di musicisti capaci di ammutolire
chiunque. Comunque, chi si aspettava il tipico
concerto-revival che annualmente gruppi storici
vanno a proporre durante l'estate, sarà
rimasto atrocemente deluso: Fripp non concede
quasi nulla del repertorio più famoso,
non c'è nulla (o quasi) di prog nella musica
che la band propone.
Si torna indietro con la memoria, al massimo,
fino a "Discipline".
Scelta coraggiosa ma che mi trova perfettamente
d'accordo: dopotutto la band ha sfornato, negli
ultimi due decenni, album di tutto rispetto di
cui alcuni, come il già citato "Discipline"
perfettamente in grado di competere con i lavori
storici. E il suono della band in questi venti
anni ha trovato una dimensione del tutto diversa
rispetto a quello proposto nei primi anni '70:
le intuizioni crudeli e aspre di "Red"
sono state portate all'estremo, mentre Fripp si
è dato alle collaborazioni più disparate,
da Eno ai Talking Heads passando per David Sylvian.
Il risultato è un muro di suono di una
violenza devastante, nel quale il rumore trova
una collocazione creativa, sia nelle strofe che
nei lunghi assoli.
L'ultimo album, "The
Power to Believe", viene interpretato
con una compattezza e un vigore che non possono
che giovargli, dalle poche parole filtrate di
Belew che danno il via al concerto fino a quel
certosino studio dei tempi dispari che è
"Happy With What You Have to Be Happy With",
nel quale un Belew in splendida forma dà
il meglio di sé. A volte si ha quasi l'impressione
che Fripp, seduto in un angolo del palco senza
mai mostrare il volto al pubblico, sia lì
a controllare che tutto vada come deve andare.
Poco alla volta scivolano via tutti i pezzi, sorta
di riepilogo nel quale trovano spazio brani di
"Discipline", "Three of a Perfect
Pair" e "ConstruKction
of Light": le suite diventano un'occasione
per lasciarsi andare a improvvisazioni, nelle
quali il gruppo dimostra un ottimo affiatamento,
e nelle quali risplendono la velocità e
la pulizia di Gunn e l'energia travolgente di
Mastelotto.
Il rock è la musica classica dei nostri
tempi, e quando Fripp e Belew si mettono a dialogare
facendo uscire dalle chitarre fraseggi orchestrali
tutto si fa più chiaro e palese. Musica
classica, rumorismi e dissonanze, pause acustiche,
atmosfere soffuse pronte a esplodere nella violenza,
tutto questo sono oggi i King Crimson. Che alla
fine si congedano regalando ad un pubblico paziente
ed entusiasta "Red", riproposta in tutto
il suo splendore e la sua avanguardia sonora.
Tutti a fare un inchino, sta passando il Re Cremisi.
Sono più di trent'anni che passa, e non
è mai stato nudo.
collegamenti su MusiKàl!
King Crimson
- The Power To
Believe
- Concerto a Gardone
Riviera
- Construkction Of Light
- B' Boom
- Discipline
- Red
- Lark's Tongues in Aspic
- In The Court Of The Crimson
King