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THE KILLERS - Concerto al Rolling Stone (Milano) (22 febbraio 2005)

di Samantha Colombo

È Milano ad ospitare l’unica data italiana di Brandon Flowers (voce e tastiere), David Keuning (chitarra), Mark Stoermer (basso) e Ronnie Vannucci (batteria), in arte The Killers. Gruppo tra i protagonisti della riscoperta dell’indie rock di matrice britannica, insieme a nomi quali Interpol e Razorlight, offrono dal vivo sonorità che portano con la memoria ai loro stessi ispiratori: la new wave di New Order e Psychedelic Furs, ma anche le melodie raffinate di The Cure ed il ritmo dei Television. Sonorità che, peraltro, quasi offuscano le vere origini dei quattro: americani, di Las Vegas, ma proiettati verso una sensibilità sonora tipicamente d’oltremanica. E, probabilmente, è questo loro sguardo dall’esterno al Vecchio Continente ad alimentare le critiche di chi vede in loro una band patinata, troppo impegnata ad evocare un passato ormai sepolto e statica nella costruzione delle proprie canzoni.

In realtà, dall’apertura con “Midnight Show” ai saluti su “All These Things That I've Done”, il filo conduttore del concerto sembra proprio essere un affiatamento invidiabile, base per un’esibizione ben suonata e coinvolgente, che trova il proprio apice, nemmeno a dirlo, nell’ormai martellante hit “Somebody Told Me”. Unica pecca di questo show, tuttavia, è la durata di appena un’ora, minuto più, minuto meno: difetto peraltro comprensibile per una band al debutto, con alle spalle la sola opera prima, “Hot Fuss” (Lizard King/Island, 2004). Ancora, difetto che va ad affievolirsi pensando alla prova vocale di Flowers, specialmente su pezzi come “Andy, You’re A Star” e “Mr. Brightside”: un frontman dalla voce intensa e capace di perdersi sino alla mimesi nei propri testi. Tuttavia, il collega Keuning non è da meno ed offre un accompagnamento degno di nota con i propri riff di chitarra, soprattutto in “Jenny Was A Friend Of Mine”, canzone relativamente semplice, ma così impreziosita da attacchi elettrici. Degna di nota, anche “Glamorous Indie Rock & Roll” (presente nell’edizione inglese dell’album), capace, col solo titolo, di racchiudere in sé l’anima di questo gruppo: un imprinting che deriva direttamente dagli anni Ottanta e Novanta, per sfociare in creazioni semplici, ma accattivanti e che, live, sanno trascinare ed emozionare per la loro immediatezza.

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2 marzo 2005

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