È Milano ad ospitare l’unica data
italiana di Brandon Flowers (voce e tastiere),
David Keuning (chitarra), Mark Stoermer (basso)
e Ronnie Vannucci (batteria), in arte The Killers.
Gruppo tra i protagonisti della riscoperta dell’indie
rock di matrice britannica, insieme a nomi quali
Interpol e Razorlight, offrono dal vivo sonorità
che portano con la memoria ai loro stessi ispiratori:
la new wave di New Order e Psychedelic Furs, ma
anche le melodie raffinate di The
Cure ed il ritmo dei Television. Sonorità
che, peraltro, quasi offuscano le vere origini
dei quattro: americani, di Las Vegas, ma proiettati
verso una sensibilità sonora tipicamente
d’oltremanica. E, probabilmente, è
questo loro sguardo dall’esterno al Vecchio
Continente ad alimentare le critiche di chi vede
in loro una band patinata, troppo impegnata ad
evocare un passato ormai sepolto e statica nella
costruzione delle proprie canzoni.
In realtà, dall’apertura con “Midnight
Show” ai saluti su “All These Things
That I've Done”, il filo conduttore del
concerto sembra proprio essere un affiatamento
invidiabile, base per un’esibizione ben
suonata e coinvolgente, che trova il proprio apice,
nemmeno a dirlo, nell’ormai martellante
hit “Somebody Told Me”. Unica pecca
di questo show, tuttavia, è la durata di
appena un’ora, minuto più, minuto
meno: difetto peraltro comprensibile per una band
al debutto, con alle spalle la sola opera prima,
“Hot Fuss” (Lizard King/Island, 2004).
Ancora, difetto che va ad affievolirsi pensando
alla prova vocale di Flowers, specialmente su
pezzi come “Andy, You’re A Star”
e “Mr. Brightside”: un frontman dalla
voce intensa e capace di perdersi sino alla mimesi
nei propri testi. Tuttavia, il collega Keuning
non è da meno ed offre un accompagnamento
degno di nota con i propri riff di chitarra, soprattutto
in “Jenny Was A Friend Of Mine”, canzone
relativamente semplice, ma così impreziosita
da attacchi elettrici. Degna di nota, anche “Glamorous
Indie Rock & Roll” (presente nell’edizione
inglese dell’album), capace, col solo titolo,
di racchiudere in sé l’anima di questo
gruppo: un imprinting che deriva direttamente
dagli anni Ottanta e Novanta, per sfociare in
creazioni semplici, ma accattivanti e che, live,
sanno trascinare ed emozionare per la loro immediatezza.
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