Sirchia non ha influenzato poi molto la performance
dei Kasabian. Eh sì, perché questa
storia della legge antifumo ha dei riflessi anche
sui concerti, soprattutto se sono nei club. Il
fumo dà fastidio, su questo siamo tutti
d’accordo, ma vuoi mettere l’atmosfera
sul palco e nel locale se le luci sono soffuse
e velate da una sottile patina di fumo! Ecco la
soluzione: al Transilvania di Milano si sono attrezzati
con le macchine sparafumo, e il gioco è
fatto. Entrando nel club si poteva godere della
solita atmosfera ovattata. Mancavano solo i Kasabian
sul palco.
Prima del concerto, bisogna ammetterlo, si era
assaliti dal solito timore da next big thing:
c’è talmente poca roba nuova in giro
che se anche i Kasabian si rivelano una fregatura
qui bisogna mandare tutti a vendere i broccoli.
Invece la band di Leicester ci ha dato davvero
dentro. La psichedelia che aleggia sulle track
del debutto è stata ben ricreata anche
dal vivo, ma soprattutto evidente e lodevole è
stata la carica sprigionata dai quattro. Subito
una specifica: il gruppo ufficiale è a
quattro, ma c’era ovviamente anche un batterista
e quindi on stage la band era a cinque. Che sia
il chitarrista Sergio Pizzorno il leader si è
palesato anche dal posizionamento sul palco, lui
in mezzo e il cantante sul lato destro…
visto poche volte un cantante che non ha il ruolo
da primadonna. Del resto Pizzorno canta anche
un paio di pezzi: non per cercare subito delle
magagne, ma gli equilibri interni non saranno
di certo facili nei Kasabian con questo dualismo
che porta sempre scompigli.
Ma torniamo al concerto. Ci sono stati momenti
davvero coinvolgenti: quando in “Reason
Is Treason” entra l’arpeggiatore i
bassi hanno sparato a mille e il rapimento degli
spettatori è stato generalizzato. “L.S.F.”
è sembrata una hit di quelle già
evergreen e “Processed Beats” ha fatto
saltare e ballare con il suo perfetto ritmo Kula
Shaker. Il cantato di Tom Meighan è stato,
a tratti, quasi rappeggiante, una connotazione
che non emerge chiaramente sul cd ma che dal vivo
è invece più marcata. Non sono mancate,
a dire il vero, parti meno riuscite e tutte per
colpa dell’effetto “ingabbiamento
da basi”: c’era Christopher Karloff
agli arnesi elettronici (che suona con una chitarra
sinth!), però c’erano anche tante
basi che, inevitabilmente, a volte non hanno lasciato
partire i pezzi. I Kasabian dovrebbero perdere
la paura di non far suonare le canzoni “come
sul cd” ed essere più liberi: in
fondo suonare dal vivo è proprio questo.
Chiusura poi affidata a “Club Foot”,
finale alla grande dopo un’ora e dieci di
concerto (ma non poteva essere altrimenti con
un solo album in discografia). Sirchia avrà
ragione, il Transilvania avrà anche salvaguardato
il fascino del concerto, ma finita “Club
Foot” tutti fuori a fumarsi la meritata
paglia.
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