Da
molto tempo un concerto non riusciva a farmi divertire
così, le note che uscivano dalle casse
a travolgermi, ora violente, ora sinuose, ora
trascinanti. Credo di non dire fesserie se scrivo
che ci sono davvero pochi gruppi, oggi, in Italia,
a saper stare sul palco come i Julie’s Haircut.
Li ricordavo, in un breve concerto di qualche
anno fa, suonare freschi e accattivanti, ma spazzati
via da un live incredibile dei Marlene
Kuntz subito dopo: beh, quello che ho sentito
ieri sera è stato sorprendente. Avevo impiegato
più tempo del previsto ad entrare tra le
pieghe del nuovo “Adult
situations”, ma questo concerto ha rimesso
tutto nella giusta prospettiva: i Julie’s
Haircut sono un gruppo che dovrebbero, anche all’estero,
iniziare a invidiarci in molti.
L’inizio è pura e contagiosa melodia,
potente quanto basta per scuoterti (“Academy
awards” e “The power of the psychic
revenge”); il suono si dilata con “The
last boy living in Zombietown”, per raggiungere
picchi emozionali e sonori incredibili nelle ballate
del precedente disco, “Stars
never looked so bright”. Il palco si
popola di oggetti strani (luci, pupazzetti meccanici
che vagano tra gli strumenti, perfino una bandiera
degli Iron Maiden!), e vibra per l’energia
che il gruppo mette in ogni canzone: perfetta
“Marmalade”, dirompente elettricità
in “Electric 80”, avvolgente psichedelia
nella splendida “The big addiction”
(in realtà suonata non troppo bene).
C’è tempo anche per ripescare vecchi
brani (“Dio mio, abbiamo già dei
vecchi brani!”, commentano dal palco), e
allora ecco la carica irruente e scanzonata di
“Set the world on fire” e “Black
T-shirt” e il blues acidissimo della storica
“Safe as” (uno dei punti più
alti della serata, con ospite alla voce il cantante
dei Joe Leaman); tutto si scioglie nei riverberi
dilatati di “Private hell”, e il gruppo
esce tra gli applausi. Uno dei concerti più
belli di “Live
in Kalporz!”, praticamente perfetto,
emozionante come ci hanno insegnato che il rock
dovrebbe essere, e invece molto spesso, ultimamente,
non è.
Note di merito anche per il gruppo spalla, i
Filthy Rich. Pur proponendo un suono abbastanza
alla moda, e risultando le loro canzoni alla lunga
troppo omogenee tra loro, tengono il palco con
grande sicurezza, e riescono a coinvolgere puntando
su ritmiche battenti e chitarre sporche. Mi viene
da pensare che, se fino a un paio di anni fa una
delle band più imitate dagli esordienti
erano i Marlene Kuntz, oggi sono i White Stripes
a fare più danni nella mente di chi imbraccia
una chitarra: un suono che sta diventando anche
troppo trendy per i miei gusti, ma non me ne vogliano
per questo i Filthy Rich, che anzi dimostrano
di conoscere a fondo la storia del rock a cui
si ispirano, con ricordi di band come Stooges
e, perché no, anche dei Jam, tra le note
aspre delle loro canzoni.
collegamenti su MusiKàl!
Live in Kalporz! - il
palco del nuovo rock indipendente
Julie's Haircut - Adult
Situations
Julie's Haircut - Stars
Never Looked So Bright
Marlene Kuntz - le
recensioni
White Stripes - Elephant
White Stripes - White
Blood Cells
The Jam - All Mod
Cons
The Stooges - Fun
House