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JULIAN COPE
Live at Ocean, Hackney (London) (10 maggio 2001)
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di Max Cavassa scrivi un'email

Motorpshyco - Live a Bologna (Festa de l'Unità) Mike Scott, leader dei Waterboys, scrisse una canzone intitolata "In search of a rose", dove si narra di un viandante che "...wherever is he going, he'll go, in search of a rose." Forse l'altra sera, all'Ocean di Hackney, qualcuno ha trovato la sua personalissima rosa musicale, seguendo la travolgente ed istrionica esibizione di quel folletto chiamato Julian Cope. In questa nuovissima multisala riservata ai concerti, inaugurata poco meno di due mesi fa dai redivivi Soft Cell di Marc Almond, assistiamo alla penultima tappa dell'ennesimo mini tour dell'ex Teardrop Explodes. Julian fa il suo ingresso sul palco verso le 20.30, vestito di una tuta militare, stivaloni glam con zeppe di 15 centimetri (giuro!), capelli fluenti e trucco da parodia anni '70. Rispetto al tour dello scorso autunno, Copey è da subito accompagnato dal fido Donald Ross Skinner, il quale si siede alla batteria per un inizio concerto elettrico-cosmico. Julian suona una di quelle chitarre col doppio manico che andavano molto 25 anni fa: l'unica differenza è che qui la parte superiore è a 6 corde, mentre quella inferiore è a 4. L'abilità dell'artista a districarsi fra le due diverse ritmiche è notevole e lo show parte subito a razzo, con un grande inedito in apertura seguito dalla delirante "By the light of the Silbury moon" (tratta da "20 Mothers"). Decollato l'aspetto musicale, non si fa attendere troppo anche il lato logorroico da predicatore di Julian, il quale non aspetta altro per cominciare il suo dialogo eccezionalmente denso con il pubblico, parte del quale già preparato ed impaziente di interagire con lui, dando vita ad un rapporto quasi morboso, dove comicità, rapimento, dissenso, timore riverenziale verso questo "artista-entità" si sciolgono in un immenso abbraccio collettivo, con donne e uomini sopraffatti dalla verve eroticabarettistamusicale del Nostro. Cope suona la sua sparkling guitar sdraiato, smitizza le paranoie da rockstar portando al limite estremo proprio certi atteggiamenti tipici dei frontmen, scende tra il pubblico durante un'infuocata versione di "Poet is priest...", abbraccia e bacia tutte e tutti, sempre con quel suo sorriso e ghigno sardonico, che nasconde però una sopraggiunta pace interiore. Quest'uomo che annota puntigliosamente i suoi anni trascorsi nello showbiz (22), è un uomo che ha passato di tutto, che dopo aver sfiorato il successo cadde in un tunnel fatto di acidi che lo avrebbe trascinato fino quasi alla dissoluzione mentale. Ora sembra essere un uomo felice, sempre un po' incazzato, con quel tocco di follia che gli fa luccicare gli occhi, soddisfatto di ciò che ha costruito, del suo rapporto intimo col pubblico che lo adora e soprattutto della famiglia sempre presente nei suoi pensieri e nella sua vita. Uno degli episodi più toccanti del concerto è stata proprio la dedica alle figlie di "I'm your daddy", tenera ninna nanna da questo sciamano di inizio millennio. Julian ci ha condotti per due ore e mezza, ininterrotte, attraverso il suo sterminato repertorio, toccando le altissime vette emozionali di "Autogeddon blues", "Pristeen" e "Upwards at 45°", rivitalizzando silly songs come "Greatest and perfection", agitando qua e là fantasmini chiamati Syd Barrett e Kevin Ayers in "Jelly Jean" e nella stralunata "Robert Mitchum", tributo al periodo di "Skellington", quando l'LSD e la disillusione da mancato successo avevano scarnificato le canzoni dell'artista fino all'osso, mostrandone però il lato più profondo e vero. Tra monologhi sulla musica "circolare" (la sua) e visionarie tirate al mellotron si arriva all'ovazione finale, da brividi. Tutto il pubblico è in piedi davanti al palco e vuole almeno un bis, nonostante i 150 minuti cantati a squarciagola senza mai bere un goccio d'acqua. Lui torna fuori e regala a tutti noi "The great dominions", perla del repertorio Teardrop Explodes, magia tardo psichedelica, canzone di lotta, passione e devozione. "...Mummy, i've been fighting again..." ripete, andandosene, Julian. I viandanti che ti hanno incontrato per la prima volta hanno sicuramente raccolta la tua rosa.


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13 maggio 2001




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