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JULIAN COPE
Live at Shepherds Bush Empire, London (17 novembre 2000)
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di Max Cavassa scrivi un'email

Motorpshyco - Live a Bologna (Festa de l'Unità)

Un trionfo. Sarebbe davvero l'unica cosa da dire sul concerto di Julian Cope allo Shepherds Bush Empire, l'ultima data di una tournée cominciata il 6 ottobre al King Tut's di Glasgow. L'adorato Archdrude si presenta sul palco in versione one man band con uno dei suoi ultimi travestimenti in odore glam. Occhio sinistro e collo colorati di blu, abbondante fondotinta sul viso e sul petto, chitarra elettroacustica piena di stelline, come dice lui, sparkling. Insomma, un Paul Stanley dei nostri giorni, un antiquariato post-moderno, ma soprattutto una gran voglia di prendersi e prendere in giro. Il suo devotissimo pubblico dimostra di adorare e divertirsi ai suoi sproloqui ed alle sue tirate verbali contro i cosiddetti poteri forti e contro alcuni artisti importanti (esilarante il cinico bozzetto su Courtney Love in "Conspiracy blues" o la battuta sugli uomini che non fanno figli perché impegnati a capire l'ultimo dei Radiohead).

Lo show si apre con "Upwards at 45 degrees", seguita da "Soul desert" e da una micidiale "Autogeddon blues". Copey è in forma smagliante e la sua voce è quanto di meglio si possa ascoltare nel panorama odierno. Arrivato ad eseguire alcuni suoi pezzi anni '80, "Greatness and perfection" e "Sunspots", egli prende spunto da quest'ultima per attaccare un vero e proprio soliloquio, incentrato sull'esaltazione del silenzio nel rock (!), scendendo fra il pubblico, facendosi baciare, toccare, abbracciare. Questo è il diapason della serata: la gente è attaccata alle sedie, rapita, emozionata ed eccitata dal più grande istrione dei nostri giorni. In pratica, una scena di amore e sesso di massa.

Affiancato nella seconda parte del live dal fidato Donald Ross Skinner, Julian regala altre perle del suo sterminato repertorio, da "If you loved me at all" a "Leper skin", da "Pristeen, take one" alle vecchie "Sleeping gas" e "The great dominions", recuperate dalla lontana avventura con i Teardrop Explodes, bellissime, magicamente non intaccate dal tempo.

Con la meravigliosa "Las Vegas basement" e la sua frase di commiato "...I was born to entertain you, so here I go..." Copey lascia il palco e lascia in tutti noi un ricordo indimenticabile, insieme a due fastidiosi dubbi. Vedremo mai più un concerto così? E Julian sarà veramente l'ultimo Cappellaio Matto?


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19 novembre 2000




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