Un trionfo. Sarebbe davvero l'unica cosa da dire
sul concerto di Julian Cope allo Shepherds Bush
Empire, l'ultima data di una tournée cominciata
il 6 ottobre al King Tut's di Glasgow. L'adorato
Archdrude si presenta sul palco in versione one
man band con uno dei suoi ultimi travestimenti
in odore glam. Occhio sinistro e collo colorati
di blu, abbondante fondotinta sul viso e sul petto,
chitarra elettroacustica piena di stelline, come
dice lui, sparkling. Insomma, un Paul Stanley
dei nostri giorni, un antiquariato post-moderno,
ma soprattutto una gran voglia di prendersi e
prendere in giro. Il suo devotissimo pubblico
dimostra di adorare e divertirsi ai suoi sproloqui
ed alle sue tirate verbali contro i cosiddetti
poteri forti e contro alcuni artisti importanti
(esilarante il cinico bozzetto su Courtney Love
in "Conspiracy blues" o la battuta sugli uomini
che non fanno figli perché impegnati a
capire l'ultimo dei Radiohead).
Lo show si apre con "Upwards at 45 degrees",
seguita da "Soul desert" e da una micidiale "Autogeddon
blues". Copey è in forma smagliante e la
sua voce è quanto di meglio si possa ascoltare
nel panorama odierno. Arrivato ad eseguire alcuni
suoi pezzi anni '80, "Greatness and perfection"
e "Sunspots", egli prende spunto da quest'ultima
per attaccare un vero e proprio soliloquio, incentrato
sull'esaltazione del silenzio nel rock (!), scendendo
fra il pubblico, facendosi baciare, toccare, abbracciare.
Questo è il diapason della serata: la gente
è attaccata alle sedie, rapita, emozionata
ed eccitata dal più grande istrione dei
nostri giorni. In pratica, una scena di amore
e sesso di massa.
Affiancato nella seconda parte del live dal fidato
Donald Ross Skinner, Julian regala altre perle
del suo sterminato repertorio, da "If you loved
me at all" a "Leper skin", da "Pristeen, take
one" alle vecchie "Sleeping gas" e "The great
dominions", recuperate dalla lontana avventura
con i Teardrop Explodes, bellissime, magicamente
non intaccate dal tempo.
Con la meravigliosa "Las Vegas basement" e la
sua frase di commiato "...I was born to entertain
you, so here I go..." Copey lascia il palco e
lascia in tutti noi un ricordo indimenticabile,
insieme a due fastidiosi dubbi. Vedremo mai più
un concerto così? E Julian sarà
veramente l'ultimo Cappellaio Matto?
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(10-5-2001)