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JOSHUA REDMAN 'ELASTIC BAND'
Concerto a Parigi (Parc La Villette) (8 settembre 2002)
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di Andrea Presciuttini scrivi un'email

Bluvertigo - Concerto a Casoni di Luzzara

Joshua Redman si è dimostrato da sempre un autentico "fenomeno" in quanto a talento e tecnica. Oggi, a 33 anni (pochissimi considerata la carriera fulminante ed il prestigio, sicuramente meritato, di cui gode già da tempo) si presenta con una formazione a 3, che non consiste però nel più classico dei trio: oltre a sax e batteria troviamo, anziché un prevedibile contrabbasso, l'organo Hammond. Redman, con questa formazione, si spinge su terreni parzialmente nuovi, riuscendoci - ancora una volta - con efficacia notevole, come abbiamo constatato nel corso del concerto parigino, inserito nella rassegna "Jazz à La Villette": per il gruppo una delle prime esibizioni di un nuovo tour.

Lo stile del sassofonista e le sue linee melodiche sono inconfondibili, e dal vivo lo si ritrova tale e quale se non migliore di com'è nei suoi album incisi in studio (potete procurarvi il live "Spirit Of The Moment", per verificare la potenza che il ragazzo esprime in concerto). Grazie ad una tecnica magistrale riesce ad avere un controllo dello strumento pressoché perfetto; ma ha anche un'anima ed una sensibilità straordinarie, potendo così rendere le sue esecuzioni trascinanti, istintive e nel contempo curatissime ed impeccabili.

Joshua Redman non è un profondo innovatore; preferisce muoversi in campi piuttosto classici, senza però disdegnare certe influenze suadenti della musica pop. E difatti anche l'Elastic Band propone un melange in cui oltre al genere "padre" si trovano, in sintonia, soprattutto funk e rock. Il risultato è efficace e moderno: uno dei grandi pregi di Joshua è in definitiva quello di avere svecchiato il jazz, non allontanandosene troppo, ma sviluppando al suo interno modi che sanno molto di nuovo. Il che non è male.

Brian Blade, compagno di vecchia data, è una macchina ritmica potente come poche altre, riuscendo a spaziare dal jazz più etereo e lieve, ai possenti groove di sapore funk/soul, sempre con eclettismo e precisione, oltre che con una travolgente energia di stampo decisamente "black". Completa il trio il giovane tastierista Sam Yahel, che dei tre è il meno noto, ed il meno istintivo (e d'altra parte, l'unico "bianco"). Il suo stile è un po' cervellotico, ma forse questa impressione viene accentuata anche dal suo essere, on stage, piuttosto statico e troppo spesso intento ad agire su slider e manopole varie. Inoltre deve subire il confronto con il tumultuoso Brian Blade, e soprattutto con lo stesso Joshua: movenze da vero animale da palcoscenico, con un fisico da atleta ben accompagnato ad un abito elegante.

Anche Sam Yahel comunque ha ottime doti, e - forse proprio per complementarietà rispetto ai due compagni - è anche grazie a lui che l'output del trio risulta completo e pieno; sono sue tra l'altro anche le linee di basso. Oltre che del caldo Hammond B-3, Sam fa utilizzo di pianoforti elettrici, e talvolta di suoni synth che vedono cimentarsi il trio in territori vagamente fusion. Joshua stesso fa uso di una pedaliera di effetti per sbizzarrirsi ad elaborare il proprio suono di sax; inoltre talvolta - soprattutto quando deve lasciare spazio agli assoli del comprimario Yahel - lo si vede destreggiarsi pure sulle tastiere (naturalmente con una certa abilità).

L'interplay è ottimo e il trio riscalda parecchio il foltissimo pubblico, nella Salle Charlie Parker della Grande Hall ove si tiene il concerto, conducendolo per due ore quasi per mano tra ballate dolci tipicamente "Redmaniane" e pezzi infuocati, ritmatissimi. Eseguiti per lo più brani originali composti dal trio. Se vi capita, andateli a vedere: veramente notevoli.




16 settembre 2002




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