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JON SPENCER BLUES EXPLOSION
Concerto ai Magazzini Generali di Milano (4 aprile 2002)
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di Francesco Gatti scrivi un'email

In una notte buia e tempestosa, in quel di Milano, la musica compie un altro dei suoi miracoli, trapiantando ai Magazzini Generali un angolo di autentica America in occasione dell'unica data italiana dei Jon Spencer Blues Explosion ("chi?"). Si sta belli pigiati davanti al palco, ed è un bene, perché vuol dire che gli aficionados esistono anche da noi: mi ero un attimo sconfortato quando, parlando con almeno trenta persone dei JSBE, la risposta plebiscitaria era stata, appunto: "chi?".

Già, chi sono i JSBE? Possiamo dire che Jon Spencer è australiano, che prima ancora di saper suonare e cantare aveva fondato un gruppo, i Pussy Galore, che sono stati una leggenda dell'underground newyorkese. Presto esaurito questo esperimento, il nostro si è unito a Russel Simins e Judah Bauer (entrambi ex Honeymoon Killers) per fondare un trio di anime perse, imbottite di blues e rock 'n' roll, e con una gran voglia di farsi sentire. Correva l'anno 1990. Dieci anni dopo i JSBE sono ormai affermati come uno dei gruppi più innovativi ed esplosivi (nomen omen) della scena rock internazionale, e diffondono un vangelo incendiario, predicando con due chitarre e una batteria. Non disdegnando nemmeno di remixare i propri pezzi, magari con una mano dagli amici di vecchia data: Moby, Beastie Boys e Beck su tutti. Ma i JSBE sono e rimangono una live band, gente che a uno studio di registrazione preferisce di gran lunga una plaeta urlante. E ci tengono a farlo sapere. "Aaaah, ladies and gentlemen… would you welcome please… the Blues Explosion!", annuncia il nostro appena imbracciata la chitarra. E via, si parte.

Il concerto è un'esperienza davvero travolgente: superato l'impatto con un'acustica che impasta i suoi meglio di una sfoglina emiliana, i nostri prendono le misure dopo i primi due pezzi e se ne escono con tutto il loro potenziale, infiammando gli spettatori con "She Said", singolo dell'ultimo album "Plastic Fang". Da lì in poi la serata scorre via con lo stesso effetto di un bourbon liscio, i pezzi incollati l'uno all'altro, tirati dal primo all'ultimo accordo, carichi di energia ed entusiasmo. Sul palco Jon è un singolare incrocio di Beck, di Mick Jagger (quello dei bei tempi andati), e di un Elwood Blues molto in acido. Suona, canta, urla, salta, ammicca, si butta per terra; domina la scena e conquista tutti, credendoci lui per primo. Accanto a lui Judah Bauer schitarra che è un piacere, con meno fronzoli ma uguale sostanza, e Russel Simins è perfetto alla batteria: preciso e potente, si esibisce senza sforzo apparente in alcune raffinatezze mica da ridere. La musica dei JSBE è un ibrido poco noto di questi tempi, che tuttavia suona terribilmente familiare: R.L. Burnside, certamente, James Brown, Howlin' Wolf, Jerry Lee Lewis: i ragazzi sul palco conoscono a memoria i vangeli del rock e del blues, e li rileggono alla loro maniera, citando accordi, motivi e riff di almeno cinquant'anni di musica con una tecnica, una freschezza e un'ironia veramente ammirevoli. Il progetto di Jon Spencer è piuttosto chiaro: rileggere il rock in chiave blues, contaminandolo di tanto in tanto con le influenze più diverse ("Killer Wolf", "Sweet 'n' sour", un magnifico soul in "Midnight Creep", qualche pennellata di gospel e funk qua e là). Lo spirito guida dichiarato è, e scusateli se mirano bassi, Jimi Hendrix. Nel concerto la sperimentazione/decostruzione sonora tipica di alcuni lavori passati dei JSBE è quindi lasciata sullo sfondo, in favore del sound più schiettamente rock che caratterizza l'ultimo album; ma i momenti più alti della serata sono proprio quelli in cui i nostri recuperano i loro classici più ambiziosi, come "Blues explosion attack" (un'esplosione di suoni incontrollati e di riff da autentici virtuosi) e "Orange", che strappa ululati di approvazione. Non vorremmo più lasciarli andar via, questi ragazzi, perché la musica che hanno nel sangue è contagiosa e travolgente; e alla fine capisci perché negli Stati Uniti del sud il blues è per tutti "la musica del diavolo".

Un piccolo scoop per chiudere in bellezza: tra i bis spunta anche la cover una canzone dei Boss Hog, "I dig you", rimessa in piedi come un gioiellino in chiave r'n'b. Cover a metà, a dire il vero: dei Boss Hog Jon Spencer è il chitarrista, nonché, beato lui, pure consorte della vocalist Cristina Martinez. Stavo parlando del diavolo? Ladies and gentelmen, please welcome… Jon Spencer.


Recensioni collegate:
Beck - recensioni e discografia
Jimi Hendrix - Kalporzgrafia



25 aprile 2002




I commenti
   
Steve Haze
3 maggio 2002

Devo dire che questo concerto ho rischiato davvero di perderlo per
colpa delle F.S. ma per fortuna sono riuscito per miracolo assieme al mio
chitarrista slystone a prendere il treno prima da Trento. Quanto abbiamo
atteso questo concerto. Emozionatissimi siamo arrivati a verona :) e ci
siamo infiltrati su un treno di lusso dove sfiguravamo anche vicino ai
cestini delle immondizie :-). Per fortuna il controllore non ci ha cattato
se no sarei ancora su quel treno a lavare piatti. Finalmente io e sly
arriviamo a milano e come due perfetti vagabondi andiamo in cerca dei
Magazzini generali :). Per fortuna inidividuiamo altri fan dei J.s.b.X. e li
seguiamo. Siamo arrivati :D siamo li davanti al palco su cui suonerà jon :).
Aprono la Serata gli yeah yeah yeah gruppo molto triste di cui vorrei
dimenticare presto la cantante un rutto + di cellulite che sbraita male in
un microfono :).
Finalmente è giunta l\'ora io e sly abbiamo gia gli occhi colmi di
commozione quando vediamo apparire dal retro del palco i blues explosion. Il
concerto è frenetico non ti lascia respirare il carisma di Jon lo hanno in
pochi così da live: potrei citarvi( Mike patton Blackmore e Robert plant).
Lui è davvero strepitoso gli bastano due song per fare suo il pubblico.
Judah Bauer è fantastico sembra dirottato su un pianeta tutto suo, sente la
musica nel sangue se pur timido e introverso ci regala dei suoni fantastici
e dei riffoni entusiasmati. E che dire di Russel Simins una furia della
natura fa esplodere i suoi tamburi e non sbaglia un colpo.
Non c\'è dubbio una serata indimenticabile :°°) sono commosso.
è il secondo + bel concerto della mia vita dopo quello dei Mr bungle a
Bologna.
E come congludere con un BBLLLLLLLLLLUUUUUUUUUUEEEEEEEESSSSSSSSSSSS
EEEEXXXXXXXXPPPPPPPPPLLLLLOOOOOSSSSSSSSSIIIIIIOOOOONNNNNNNNNNNN
P.S.: Per chi volesse ho realizzato un bel servizio fotografico, se lo
volete basta che mi mandate un email all\'inidirizzo
stevehaze@antisocial.com


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