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Rock Contest

JETHRO TULL
Concerto al Palatenda di Brescia (16 giugno 2001)
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di Matteo Cavallari scrivi un'email

Nessuna ansia di rinnovamento, nessun disco nuovo da promuovere per dimostrare a se stessi e agli altri di essere ancora giovani e ispirati; i Jethro Tull si presentano sul palco del Palatenda di Brescia con l’unica intenzione di assomigliare semplicemente a se stessi.

La serata comincia con i Young Dubliners, giovane band irlandese composta da sei validi polistrumentisti. Subito il pubblico si incendia grazie agli indiavolati ritmi "traditional" dei Dubliners che hanno modo di dimostrare tutta la loro preparazione tecnica (ineccepibili il flautista e il violinista) ma anche una certa povertà compositiva.

L’atmosfera è ormai calda (in tutti i sensi, data l’afa venutasi a creare nel soffocante Palatenda) per i Jethro Tull; i nostri non tardano a darsi al proprio pubblico. Subito risuona il riff rauco e immortale di "Cross Eyed Mary", su cui si destreggia perfettamente un arzillo e pimpante Ian Anderson. Da subito l’attenzione non può che concentrarsi sull’istrionico cantante dei Jethro Tull, che non si risparmia nelle sue scorribande lungo il palco, accompagnato dal suo inseparabile "flauto magico" con cui incanta il pubblico. La voce di Anderson è cauta, dosata a regola d’arte, e come sempre sorniona e melliflua.

Come si è già detto, il concerto non ha altro scopo che quello di celebrare un gruppo che da più di trent’anni solca le difficili acque del rock; e così la scaletta non può che essere concentrata sui classici intramontabili del gruppo, classici che, non casualmente, risalgono per la maggior parte ai primi anni ’70. Anderson accompagna il suo pubblico lungo il repertorio, presentando con fare didascalico ogni singolo brano: da "Boureè" a "Thick As A Brick" (in occasione della quale Anderson ironizza sulla sua valenza di "concept album"), da "Songs From The Wood" a "Bungle In The Jungle". L’apoteosi ovviamente viene raggiunta con "Aqualung", resa ancora più emozionante dalla strepitosa performance di un mai sorpassato Martin Barre, e con "Locomotive Breath", sudatissimo bis giunto in extremis.

Un’autentica festa del rock, accompagnata da baiadere, conigli giganti, palloncini che contribuiscono a colorire il mondo fatato dei Jethro Tull. Certo, in certi momenti la nostra fede nel rock può vacillare quando Anderson riesce a passare con disinvoltura dalle note sognanti di "Songs From The Wood" alla solenne incazzatura verso gli assistenti di palco a causa di un inconveniente tecnico, con tanto di lancio di bottiglia nella schiena del malcapitato; ma amare i Jethro Tull vuol dire anche credere nelle favole, non necessariamente a lieto fine.


Recensioni collegate
Ian Anderson - "La notte dei flauti" - Concerto a Reggio Emilia



19 giugno 2001




I commenti
 
29 giugno 2002
Al concerto ci sono andato da solo perchè i miei amici sono tonti
e non ascoltano i Jethro! Mi è piaciuta tantissimo l\'eterogeneità d\'età
presente in quel del Palatenda coi cinquantenni che narravano ai pischelli
ventenni (più o meno come me) le gesta eroiche del loro primo concerto dei
Led Zeppelin o degli stessi Jethro quando ancora la tele era in bianco e
nero... Concerto bellissimo, lo rifarei; per la cronaca in questo momento
indosso la maglietta di Aqualung che ho comprato quella sera lì. Per il
resto che dire se non unirmi al coro di chi ha commentato prima di me? BRàI
JETHRO!!!!!!!!!!!


Francesco
3 gennaio 2002
Ero la pure io cosa dire :"life is a long song!" e basta .
Forever Jethro tull!



Benny
20 dicembre 2001
Anch'io c'ero!!!


giulio
19 dicembre 2001
17 giugno 2001
il folletto non ci lascerà mai



claudio
18 settembre 2001
la musica non invecchia mai - neppure chi la ascolta ma
soprattutto chi la esegue. long live jethro tull



CottonMather
21 giugno 2001
Ragazzi, posso dire che
c'ero !
E che l'emozione di
vedere dal vivo il gruppo
e' ben valsa il caldo,
l'umidita', la fatica
per trovare il posto !
Sono abbastanza d'accordo
con il recensore: una
cosa da dire, pero',
riguardo alla massiccia
presenza di canzoni dai
loro primi dischi: forse
e' stato meglio cosi'.
Senza nulla togliere ai loro lavori recenti.
Attendo smentite.
Ciao.



Lorenzo
20 giugno 2001
Meravigliosi Ian Andersen in piena forma insomma non c'e' piu' niente da dire su un gruppo semplicemente mitico


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