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JETHRO TULL
Concerto alla Centrale del Tennis (Roma) (9 luglio 2003)
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di Edoardo Iervolino scrivi un'email

Il nove luglio 2003, Roma è stata scossa fortemente… e speriamo non si riprenda più. Non parliamo di avvenimenti di cronaca come terremoti o inondazioni, ma semplicemente del magnifico concerto che i Jethro Tull hanno eseguito davanti qualche migliaio di persone. Ian Anderson e soci, tra cui un redivivo Martin Barre che se con gli anni ha perso un po' di pulizia nell'esecuzione ha di certo guadagnato in potenza ed aggressività, hanno suonato pezzi storici dal loro repertorio (per intenderci quelli che vanno da "This Was" a "Living in the Past") e altri ottimi brani estratti da album più recenti.

La prima cosa che sorprende dei Tull è la spiccata vitalità e giocosità che hanno i musicisti: il "folletto di Edimburgo" non si è fermato un attimo ed oltre a cantare, suonare, ha iniziato a scalciare, a ballare e a fendere l'aria con calci ben assestati (soprattutto durante l'impressionante esecuzione di "My God"), a maneggiare il flauto come fosse una "Stratocaster" e a fare foto al pubblico capitolino in visibilio. Altro giullare è stato il convincente Andrew Giddings che oltre ad incantare con l'intro di "Locomotive Breath", ha anche colpito per la sua simpatica apparizione sul palco, prima con un cavalluccio con la scritta "Tull", poi con camice e copricapo da minatore fornito di lampadina che, con il suo potente raggio di luce illuminava, il pubblico e i compagni.

La musica è stata bellissima, suggestiva e ben suonata, soprattutto dopo che Anderson ha fatto smettere di fumare qualche migliaio di romani; ma ciò che ha impressionato maggiormente è stato il vigore con cui i vecchi classici sono stati riportati in auge: l'etnica "Fat Man", "Songs from the Wood" che pur non essemdo proprio lontanissima nel tempo è una delle tracce più amate dai fan, la commovente "Wind Up", l'intensa "My God" e ovviamente, dopo essere stata accolta da un boato incredibile, l'energica "Aqualung".

Peccato che comunque non siano mancati un paio di pezzi evitabili, pescati dagli ultimissimi album, che hanno preso il posto di canzoni magari più gradite al pubblico (per esempio "Thick as a Brick" o "A New Day Yestarday") e non abbiano bissato, a grande richiesta del pubblico, "Aqualung". I Tull comunque sono riusciti nell'intento più nobile: Anderson ci ha portato lontano dalla realtà quotidiana per ben tre ore, facendoci sembrare la loro Musica tutta la nostra vita. E dal lontano 1968 questo gruppo, che prende il nome da un agronomo anglosassone, è sempre stato amato dal pubblico e non ha avuto quasi mai battute d'arresto. Lunga vita ai Jethro Tull!


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18 luglio 2003




I commenti
 


30 luglio 2003
Sono stato al concerto... è stato una F-I-G-A-T-A!!! E poi oltre a saper SUONARE DI BRUTTO i JT sono anche dei SIMPATICONI!

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