Scrive
delle canzoni profondamente tristi Mark Linkous,
l'uomo che si nasconde dietro il nome Sparklehorse.
Più o meno le canzoni più tristi che
possiate immaginare, qualcosa di così malinconico
che non riuscirete più a togliervi di dosso
quella sensazione. Un po' come altri musicisti depressi
di questi tempi, come Bill Callahan degli Smog,
Will Oldham dei Palace e di qualunque nome si sia
scelto. Con una piccola, ma decisiva differenza:
Linkous ha il gusto della canzone pop. Riesce cioè
a scrivere delle grandi e tristissime canzoni pop.
Ecco la differenza.
"It's a Wonderful Life", una citazione
da Frank Capra, ma anche una bella dose di ironia,
è il suo terzo lavoro, giusto a tre anni
di distanza dall'ultimo "Good Morning Spider"
e a sei dallo stupefacente esordio di "VivaDixieSubmarineTransmissionPlot",
un disco tanto bello quanto impronunciabile. Non
ci sono grandi sorprese né improvvisi sconvolgimenti.
Solo ci sono meno rumori di fondo, meno interferenze
e scricchiolii e meno bassa fedeltà rispetto
la passato. E le canzoni non hanno mai suonato
bene come adesso. Merito del mago della produzione
Dave Frindmann, già insieme a Flaming Lips,
Mercury Rev, Mogway, Elf Power e altri ancora,
merito di una scrittura forse mai così
ispirata. Quindi meno trucchi, ma tante canzoni
che potrebbero venire dalla penna di Neil Young,
se fosse nato vent'anni dopo.
Per l'occasione accorrono parecchi ospiti ad
aiutare gli Sparklehorse. Tom Waits, innanzitutto,
che canta e suona qualcuna delle sue diavolerie
nella indiavolata "Dog Door", un incedere
da blues destrutturato come nel suo "Bone
Machine". Poi P.J. Harvey, insieme a John
Parish, che canta nella bellissima e sporca "Piano
Fire", che incrocia melodia e rumore come
i Dinosaur Jr facevano un tempo, e nella desolata
"Eyepennies". E poi la sorpresa di trovare
Nina Persson dei Cardigans ad intonare la dolcissima
"Gold day" e "Apple Bed",
e Adrian Utley dei Portishead che compare in tre
brani. Non che Linkous ne avesse davvero bisogno.
Se la cava benissimo anche da solo, come dimostra
nel brano che apre e intitola il disco, una classica
ballata spoglia, dove suona chitarra, optigan
e si occupa dei campionamenti. Oppure come quando
si affida ai vecchi collaboratori di sempre, come
nel perfetto ritornello pop di "Comfort Me".
Ma la canzone forse più toccante arriva
quasi alla fine ed è "Little Fat Baby",
una melodia dolcissima appoggiata sulla chitarra
di Linkous e su un ritmo pigro, che si arresta
per un ritornello sospeso tra un piano e gli archi.
Stupefacente. Ecco cos?è "It's a Wonderful
Life ", una collezione di grandi canzoni.
1.
It's a Wonderful Life
2. Gold Days
3. Piano Fire
4. Sea Of Teeth
5. Apple Bed
6. King Of Nails
7. Eyepennies
8. Dog Door
9. More Yellow Birds
10. Little Fat Baby
11. Comfort Me
12. Babies On The Sun
-- Morning Hollow (ghost track)
I
commenti
Oasistom 20 gennaio 2002
It's
a Wonderful Record
Meraviglioso, come pochi in circolazione
Pop songs dolci, malinconiche e allo stesso
tempo accattivanti, lisergiche, energiche.