A chi non è capitato di comprare un disco,
di metterlo su e di iniziare ad ascoltare ossessivamente
la stessa canzone che, a pelle, la si sente da
subito propria? Finisce e subito sei lì
compulsivamente a pigiare il tasto repeat o a
riavvolgere il nastro. Succede di rado, ma succede.
Di solito quella è anche la canzone dell’anno,
ovviamente dal punto di vista molto soggettivo
di quell’ascoltatore folgorato sulla via
di Damasco da quei tre/quattro minuti. L’anno
scorso a chi scrive era successo con “Cherry
Blossom Girl” degli Air, quest’anno
il miracolo (non sarà importante
come una Madonna che lacrima a Napoli, però
è un avvenimento di tutto rispetto) si
è ripetuto con “A Warning To The
Curious” dei Coral: una song di una rara
bellezza melodica, un cielo scevro di nubi su
un panorama fatto di terra battuta e cactus, un
rock desertico da usare come colonna sonora di
un film mariachi di Rodriguez, chitarre
pizzicate e tremolo al massimo con la voce di
James Skelly che rincorre Jim Morrison, una malinconia
sordida che si stempera in un po’ di sano
cinismo (“Un avvertimento a chi è
curioso / …E’ meglio non essere innamorato
/ che esserci in mezzo / Tu, se non ti avessi
mai avuto / Non mi sentirei così adesso”),
insomma, la perfezione di un tuffo al cuore. Catarsi.
Ma ci si sta dimenticando che c’è
anche un album da raccontare… e che album!
Un cd che sgomita appena lo si scarta per mettere
il suo vessillo sul lettore e non lasciarlo più
a costo di sanguinose battaglie. “The Invisible
Invasion” ha un fascino davvero fuori dal
tempo, da classico istantaneo, una summa
di spirito sixty e modernità passando da
tutto ciò che ci sta in mezzo, toni americani
che escono da dei giovanissimi inglesi di Liverpool,
opposti che si attraggono per essere qualcosa
che, se non completamente nuovo, si ritaglia il
suo riconoscibilissimo spazio nell’ormai
immensa città del rock. Come a dire: “Qui
ci siamo noi e nessun altro!”.
Chi aveva goduto con il primo “The Coral”
(2002) se lo immaginava, chi aveva letto che la
produzione sarebbe stata curata da Geoff Barrow
e Adrian Utley dei Portishead poteva supporlo,
“The Invisible Invasion” è
roba che scotta. E’ una fucina di citazioni
all’interno del Coral-style: ancora Doors
nella notturna “She Sings The Mourning”
(“Lei canta il lutto / Nella calma notte”),
le progressioni armoniche dei Madness nella irrequieta
“Something Inside Of Me”, la schiettezza
dei Supergrass
nella strofa di “Come Home” (che si
trasforma in una ballata cowboy nel ritornello),
gli organi acidi dei Pink
Floyd ai tempi di Syd Barret in “The
Operator”, le dolci doppie voci alla Kings
Of Convenience nella serena “Far From The
Crowd”. O, più semplicemente, il
pop psichedelico dei Coral in tutte le canzoni.
Si deve fare un sobrio appello all’ascoltatore
indie intransigente: non tralasci di principio
“The Invisible Invasion” facendosi
assalire da rigurgiti indipendenti solo perché
il singolo “In The Morning” passa
su MTV e su radio commerciali. E’ come se
si lasciasse scappare una bella ragazza perché
ha le caviglie un po’ grosse. Senza contare
che si lascerebbe scappare anche la (possibile)
ipnosi mistica di “A Warning To The Curious”,
e ciò è ingiustificabile. Se lo
farà vorrà dire che aspetterà
poi la sublimazione ascetica alle lacrime della
prossima Madonna nel napoletano.
collegamenti su MusiKàl!
Air - Talkie
Walkie
Air - 10.000 Hz Legend
Doors - The Doors
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Pink Floyd - la Kalporzgrafia
Kings Of Convenience - Riot
On An Empty Street
Kings Of Convenience - Quiet
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