Con gli Interpol si ripropone l’annosa
questione, vecchia come il mondo, dei live: meglio
la riproposizione tout court, con virgole,
annessi e connessi, di quanto inciso su solco
oppure meglio la libertà di scorrazzare
qua e là usando le note delle canzoni come
corpo e improvvisando il contorno? Dato che il
concerto è un’esperienza diversa
dal cd, è decisamente più gratificante
la seconda che si è detto (Guzzanti docet),
però con gli Interpol anche la prima funziona
benissimo. Sì perché se si parte
dal presupposto, e quindi lo si pone come dato
di fatto, che dal vivo gli Interpol sono monolitici
come i Franz Ferdinand, allora un loro concerto
diventa gustoso e perfetto per l’imponenza
dei suoni dark, per la precisione delle pennate
di chitarra all’ingiù e proprio per
la fedeltà alle song originali incise.
O meglio: se in concerto i Franz Ferdinand sono
come una squadra di calcio che attacca sempre
sulla stessa fascia ma non conclude molto, gli
Interpol attaccano invece sempre centrali –
e quindi in maniera prevedibile – ma entrano
sempre in area e molte volte segnano.
Il concerto inizia (come “Antics”,
avevate qualche dubbio?) con “Next Exit”,
poi continua con un’alternanza scontata
di canzoni del primo e del secondo lavoro, anche
se alla fine – con un po’ di sorpresa
– “Turn
on the bright lights” verrà quasi
più saccheggiato dell’ultimo lp.
In ogni caso le canzoni di “Antics”
appaiono anche dal vivo più complete di
quelle di “Turn on...”: melodicamente
esemplari, strumentalmente rotonde, con
la voce baritonale di Paul Banks che riempie il
tutto come un blob. Le luci dello show, che a
personalissimo parere di chi scrive vogliono dire
il 30% di un concerto, sono impeccabili, con quattro
fari dietro al gruppo che passano dal blu elettrico
al rosso, e si evolvono in “bright light”
nelle parti più eteree. Riuscite al massimo
sono “Slow Hand” e “A Time To
Be So Small”, ma anche “Take You On
a Cruise” e “Obstacle 1”, oltre
alla ormai classica “PDA”.
Dopo la pausa, gli Interpol tornano sul palco
per tre brani, e ripartono facendo sognare tutto
il pubblico con la dilatazione sonora di “NYC”
per poi risvegliarlo con l’ultimo paio di
pezzi al fulmicotone. All’inizio avevano
aperto la serata gli Spoon, ma il loro indie-pop
essenziale, seppur abbastanza intelligente, di
matrice inglese nonostante la provenienza americana
(del resto sono il gruppo di supporto degli Interpol!),
non ha colpito nel segno, scivolando via senza
infamia e senza lode.
collegamenti su MusiKàl!
Interpol - Antics
Interpol - Turn
On The Bright Light
Franz Ferdinand - Franz
Ferdinand
AA.VV. - Independent
Days Festival 2004