Un pubblico ben più numeroso di quello
che ci si aspetterebbe per un gruppo con alle
spalle un solo album, accoglie la data milanese
degli Interpol.
Loro salgono sul palco affiancati da un tastierista,
indossando vestiti stranamente eleganti per un
concerto rock, giacche e cravatte, come a voler
ribadire la propria peculiarità. Un'immagine
che si sposa bene con la loro musica, fatta di
richiami più che espliciti alla new wave
e qualche asprezza moderna.
Iniziano il concerto nello stesso modo con cui
si apre il loro esordio "Turn
On the Bright Lights", ossia affidandosi
alle affascinanti note crepuscolari di "Untitled".
Poi attaccano i pezzi più veloci e appare
evidente l'influenza dei Joy Division meno decadenti,
quelli di "Unknown
Pleasures", un po' per il cantato che
ricorda Ian Curtis, un po' per l'atmosfera scura
dei brani, un po' perché qui come per il
gruppo di Manchester i pezzi si appoggiano spesso
sul basso.
Ma si scoprono anche richiami a Cure
e Smiths, nonché una certa passione per
gli intrecci chitarristici di Television o Sonic
Youth e una ritmica più rock. Ed è
proprio questo aspetto che sembra risaltare più
dal vivo rispetto alla prova su disco, l'impatto
è più fisico. Per questa ragione
i brani brillano densi e scuri, su tutti la trascinante
"Obstacle 1", una bellissima "Stella
was a driver and she was always down" e una
avvincente "Roland", in cui gli Interpol
svelano il loro lato più irruente ed istintivo,
con una sezione ritmica precisa e impeccabile.
Ma tra tutti, i momenti più affascinanti
sono quelli più intimi, ballate elettriche
che non lasciano scampo, come la "Untitled"
di inizio concerto o la malinconica elegia dedicata
alla loro città, intitolata appunto "NYC".
Poco meno di un'ora di concerto che conferma quanto
di buono fatto dagli Interpol su disco.
collegamenti su MusiKàl!
Joy Division - Unknown
Pleasures
Cure - la
Kalporzgrafia
The Smiths - The Smiths
Sonic Youth - la
Kalporzgrafia
Television - Marquee
Moon