Keith
Jarrett spezza la serie di raffinate rivisitazioni
di standard con un album di inediti. Resta comunque
in vigore la formula degli ultimi anni: il trio
- con i fedelissimi Peacock e DeJohnette - e l'incisione
dal vivo, questa volta alla Royal Festival Hall
di Londra. Forse questi sono i motivi per cui le
improvvisazioni di "Inside Out", anche
se inedite, hanno molto in comune con i gloriosi
brani jazz proposti dal trio negli ultimi anni:
le nuove composizioni somigliano a standard a cui
manca il richiamo della melodia famosa, ma in cui
comunque si riconoscono ancora quei modi, quelle
dinamiche, quei suoni che abbiamo già avuto
modo di apprezzare ed assimilare nei brani storici
suonati così divinamente dai tre musicisti.
In un certo senso siamo di fronte a standard jazz
'rivoltati come un calzino' (come suggerisce il
titolo dell'album e lo stesso Jarrett, con altre
parole, nelle note del libretto) per mostrarne il
contenuto, la materia.
"From The Body", il lungo pezzo d'apertura,
è strutturato in più parti (costante
delle grandi e famose cavalcate pianistiche di
Jarrett) caratterizzate ognuna da una particolare
situazione musicale. L'improvvisazione è
sempre misurata, mai troppo ridondante, e talvolta
si ha anche l'impressione che emerga una sorta
di tema principale, ma il trio qui non punta a
trasmettere melodie o temi musicali, piuttosto
a infondere atmosfere ed emozioni slegate dalla
concretezza di una melodia. Lo suggerisce Jarrett
nel libretto del CD: "Dov'è la forma?
Non chiedertelo. Non pensarci. Non anticipare.
Semplicemente: partecipa. E' tutto lì dentro,
da qualche parte. E poi, improvvisamente, prende
forma da sola". Libertà di ideazione
legata al momento quindi, ma da ogni istante emerge
il frutto di una profonda maturazione. Le situazioni
cambiano in "Inside Out" e "341
Free Fade", ma la forma resta sempre quella
del susseguirsi, sfumato, di stati d'animo. Si
alternano in questo modo momenti più delicati
e melodici ad improvvisazioni 'free' più
agitate, a complesse elaborazioni armoniche tipiche
dell'universo Jarrettiano, che comprende il jazz
ma non solo. "Riot", il più breve
degli inediti, è una dissertazione ritmica
che mostra un risvolto del trio quasi 'rock' (d'altra
parte già negli eroici anni '70 la musica
del pianista mostrava certe parentele con il rock),
e chiude il disco una chicca che è una
non-sorpresa, la classica eccezione che conferma
la regola: un'esecuzione da brivido (come sempre
forse, ma ogni volta è un'emozione nuova,
una magia) dello standardone "When I Fall
In Love". La quadratura del cerchio.
"Inside Out" è quindi un disco
non facilissimo, comunque godibile anche perché
suonato con la grande delicatezza che il trio
ha sviluppato negli ultimi anni assieme ad un
suono cristallino che nel tempo è diventato
più essenziale e diretto. Un'altra gemma
per gli intenditori, un piccolo/infinito passo
verso il cielo, compiuto da Jarrett assieme ai
suoi grandi compagni a bordo di quel treno che
nel terzo millennio, ancora, porta avanti il nome
del jazz.