Ora come ora è davvero difficile essere
Beck. La gente
continua ad aspettarsi cose fantastiche, capolavori,
stravolgimenti. Insomma, cose che forse non arriveranno
mai più. I dischi di Beck restano opere
cariche di aspettative e di attese - chissà
cos'avrà fatto questa volta? - ed è
già un paio di volte che si rimane delusi.
Ora, fare peggio di "Guero"
è impossibile, anche perché "The
Information" mica è brutto. Solo che
dopo averlo ascoltato non ti rimane niente. Ti
guardi in giro e dici: "Sì ok, ma
poi? Cosa c'è dopo, concretamente?".
Assolutamente niente, o comunque poco. Il Beck-pensiero
sembra essersi esaurito.
L'idea è che non sia riuscito a sopravvivere
alla fine degli anni '90: i suoni sono quelli,
non c'è niente da fare. Eppure Nigel Godrich
cerca una direzione, una via di fuga, una salvezza.
Ma non arriva, forse perché il materiale
su cui lavorare non è di prima qualità.
O forse perché effettivamente bisogna ammettere
la dura realtà. Ovvero che Beck è
un figlio del suo tempo, legatissimo e certe idee,
certe sonorità e certi stratagemmi creativi
ormai assimilati che non riescono più a
stupire né coinvolgere. Stando a queste
premesse è davvero difficile trovare qualcosa
di indimenticabile in "The Information".
Sembra di sentire un esercizio di stile perfettamente
riuscito dove Beck gioca a fare Beck. Sotto questo
punto di vista sembra anche un disco riuscito,
anche perché si tratta di una cifra stilistica
comunque riconoscibile. Peccato che per un artista
del genere conti ben altro. Eppure in giro se
ne parla bene... capisco, si ascolta con piacere.
Ma la cosa finisce lì. Ci sono altri miliardi
di dischi che si ascoltano e basta e non sembra
più una motivazione sufficiente per dare
possibilità ad un disco del genere. Guardiamo
in faccia, o fan di Beck, e diciamoci una volta
per tutte, onestamente, cosa ci aspettiamo ora
da lui? Io ancora non lo so. L'unica cosa di cui
sono sicuro è che più ascolto "The
Information" più penso che lo abbiamo
perso per sempre.
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Beck - le
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