La
prima delle due giornate dell'Indipendent Days Festival
si svolge per intero all'interno della Tenda Estragon,
sempre nello spazio del Festival Provinciale dell'Unità.
Del resto, visti i nomi non proprio popolari in
cartellone, sarebbe stato impensabile trasferire
la kermesse nel grande spazio open air che ospiterà
Manu Chao,
Muse, etc.
Arrivare nel pomeriggio tra gli stand della Festa,
con pochissima gente, un vento sferzante ed un
cielo perennemente minaccioso, tra sole e tempesta,
ispira visioni nordiche. Per un momento si potrebbe
immaginare di stare recandosi al Festival di Roskilde,
ma in giro ci sono un po’ troppe indicazioni di
piadine e crescentine…
Qualche decina di persone assiste alle esibizioni
volenterose dei gruppi locali, Valentines, Cut
e Scarlet (con composizione tutta femminile),
mentre Micevice, Boy Hits Car e soprattutto The
(International) Noise Conspiracy cominciano a
scaldare l'atmosfera. Gli I.N.C. scaraventano
la loro carica di garage e punk anni '70 con ottima
convinzione, confermando una volta di più
la grande tradizione rock svedese (Abba a parte…).
Gli I Am Kloot aprono la parte decisamente più
interessante e ricca di contenuti artistici della
giornata, assieme all'attesa prima italiana di
Ed Harcourt ed
al ritorno dei Turin Brakes. Gli I Am Kloot, trio
di Manchester visto già come spalla dei
Divine Comedy
al Forum di Londra, sono davvero rodati ed il
pugno di canzoni tratte dal loro "Natural History"
è sopra la media. John H.A. Bramwell, il
cantante, si dimostra persona rilassata e simpatica,
cercando ripetutamente il dialogo con il pubblico
ed abbracciando i due compagni dopo una performance
particolarmente riuscita. Bellissime le esecuzioni
di "To You", "Morning Rain", "Storm Warning" e
della finale "Stop", con stupefacente cambio di
ritmo adrenalinico finale che ottiene una meritata
ovazione.
La pessima acustica della Tenda Estragon non
gioca a favore del pop elaborato di Harcourt,
peraltro presentatosi sul palco in condizioni
pietose (dice di aver bevuto tutto il giorno,
penso fosse nel vero…). L'esecuzione di un capolavoro
come "She Fell Into My Arms" risulta caotica e
le magnifiche pause di "Wind Through the Trees"
si perdono nella distorsione del suono e nel continuo
brusio di sottofondo di chi ha pagato 40000 lire
per discutere dentro ad una tenda…mah! Per fortuna
il cantante inglese riesce a tirare qualche ottima
zampata con "Apple Of My Eye" e la conclusiva
"Shanghai", innocua nell'album quanto incazzata
e tirata in versione live. Ed, completamente invasato
dalla sua musica e dall'alcol, se la prende con
la tastiera, distruggendola come il buon Townsend
faceva con la chitarra ai tempi degli Who. Vista
la disperazione dei tecnici, si è intuito
che lo strumento non fosse di proprietà
di Ed "Maudit" Harcourt…
Più rilassato e mainstream il concerto
dei bravissimi Turin Brakes, con bellissime voci
in primo piano ed eccellenti impasti chitarristici.
Di rilievo inoltre la grande tensione emotiva
dei pezzi, sempre destinati ad un notevole crescendo
che il pubblico ha vissuto ed apprezzato, applaudendo
calorosamente.
La giornata veniva chiusa dagli americani Eels
e dai Man or Astroman,
con grande successo, vista anche l'affluenza del
pubblico arrivato proprio per questi gruppi già
più conosciuti, per non dire famosi. Resta
il fatto che i momenti topici della prima giornata
dell'Indipendent siano stati regalati da quegli
artisti (I Am Kloot, Harcourt, Turin Brakes) in
qualche modo legati al variegato New Acoustic
Movement, vera e grande novità degli ultimi
tempi.
Recensioni collegate
Manu Chao - le
recensioni di MusiKàl!
Muse - Origin
Of Symmetry
Ed Harcourt - Maplewood
Ed Harcourt - Here
Be Monsters
Divine Comedy - la Kalporzgrafia
Man or Astroman - Spectrum
Of Infinite Scale