Avevo un amico che una volta, guardando un video
dei Foo Fighters (correva l’anno 1998), disse:
"Certo che se per avere i Foo Fighters dovevamo
pagare lo scotto della morte di Kurt Cobain, beh,
ne valeva la pena!". La provocazione, allora,
era e rimaneva tale, ma poteva avere un senso.
Grandi infatti erano le aspettative in quel gruppo
che aveva sfornato album come "Foo Fighters"
(1995) e soprattutto "The Colour And The
Shape" (1997). Un gruppo su cui nessuno,
non prendiamoci in giro, avrebbe all’inizio scommesso
un cent. Non c’entra che Dave Grohl fosse il batterista
del trio seminale degli anni ’90, era pur
sempre un batterista che all’improvviso, senza
averlo mai fatto prima nella sua band, imbracciava
la chitarra e iniziava a comporre e a cantare.
Si accomodi, ci mancherebbe, ma si sentiva odore
di bruciato.
Ora, a distanza di poco di più di un lustro,
si può dire che la profezia del mio amico
fu proprio poco azzeccata. Ci troviamo infatti
con un gruppo che ha decisamente detto tutto nei
primi due album e, scoperta la pomposità
e le melodie FM con "There Is Nothing Left
To Lose" (1999), in "One By One"
(2002) e in metà di questo "In Your
Honor" ripete pedissequamente se stesso come
un giradischi incantato. Sottolineiamo subito
però: solo in metà di quest’ultimo
lavoro. "In Your Honor" infatti è
un album doppio, e ha la caratteristica di avere
suddivise in maniera limpida e palese le intensità
dei due cd: elettrico e tirato il primo, acustico
e tranquillo il secondo. Ecco, il primo cd potete
benissimo tralasciarlo, evitarlo, buttarlo in
un fosso che starete bene lo stesso, infarcito
com’è di magniloquenza sterile e traettorie
melodiche americanissime meno degne di
quelle di un gruppetto alla Sum 41 qualsiasi.
Salviamo unicamente la title track, che pare un
grido davvero sentito di omaggio disperato,
mentre canzoni come "DOA" o "Resolve"
possono solo piacere a qualche fan (ma ne esistono
ancora?) dei Boston.
Ci si sofferma invece più volentieri sul
secondo cd, una piacevolissima sorpresa di una
delicatezza inaspettata. Non del tutto casuale,
a dire il vero, sol si pensi che i Foo Fighters
sono sempre stati davvero bravi con le ballad
(viene in mente "Walking After You"
di "The Colour…" ma soprattutto una
meravigliosa versione unplugged di "Everlong",
cercatela - cari internauti - cercatela…). Una
delicatezza che si stempera nel folk ("Another
Round", che racchiude in sé un assolo
di armonica da piccole scariche sulla schiena
e che trasporta metaforicamente al centro della
scena ruotante del ballo di Kevin Costner in "Un
Mondo Perfetto"), nel fraseggio barocco ("Razor"),
nei 16 Horsepower con la chitarra acustica al
posto del pianoforte ("Still"), nei
Filter più ispirati ("On The Mend")
e – finalmente! - nei Nirvana "Unplugged
in N.Y." ("What If I Do?" e, ancora
di più, "Friend Of A Friend").
Un solo consiglio alla fine: convincete il vostro
pusher di dischi a vendervi solo il secondo
cd. Non sarà facile, ma è meglio
che trovarsi in mano un cd di cui non si sa cosa
farsene. E se non ci riuscirete consolatevi perché:
a) "In Your Honor" costa come un album
singolo e non come un doppio; b) il primo cd potete
pur sempre regalarlo al primo fan dei Boston che
incontrate.
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