Se si cerca una perfetta linearità tra
il jangle-pop dei Byrds, le melodie beatlesiane,
l’irruenza giovanile e quella capacità
melodica che scatura in canzoni indimenticabili,
allora non si può fare a meno dei Big Star.
Gli americani sono stati tra i più importanti
– se non i più importanti in assoluto,
ma questo è un giudizio parziale – gruppi
pop della storia, il solito affare per pochi,
culto mai troppo nascosto dagli appassionati dell’underground
e alfieri di un genere tanto definito quanto sottovalutato
come il power-pop.
Prima di parlare di "In Space" è
però necessaria un po' di storia: Alex
Chilton ha alle spalle una carriera soul nei Box
Tops, mentre Chris Bell è un nome più o
meno noto nell’ambiente pop post-byrdisano (un
suo brano è incluso in una serie di compilation
sulle origini del power-pop edite dalla Rhyno).
Formano i Big Star nel 1971 e l'anno successivo
danno alle stampe il primo, bellissimo, disco:
"#1 record", profluvio di melodie, emozioni
e capolavori da tre minuti capaci di dare un senso
alla vita (mai sentita "Thirteen"?).
Un po' di casini interni al gruppo determinano
l’abbandono di Bell prima della pubblicazione
di "Radio City" (1974), disco molto
più influenzato dal soul – prima passione
di Chilton – con una indimenticabile "September
Girl". L’anno dopo poi, il gruppo si scioglie
e ci vogliono tre anni e la morte di Chris Bell
– incidente automobilistico – per la pubblicazione
di "Third/Sister Lovers" (1978), disco
da molti considerato come il vero capolavoro di
Chilton. Il quale, nel '93, rispolvera la gloriosa
sigla – diventata nel frattempo oggetto di culto
di appassionati ed artisti tra cui Elliott Smith
e gli Okkervil River – recluta Ken Stringfellow
e Jon Auer dei Posies (grandi fan) e pubblica
un live.
Seguono poi altri dodici anni di silenzio prima
di questo nuovo capitolo, "In Space".
Molte cose sono cambiate. Chilton non è
più un soul-singer sconosciuto ma un vero
e proprio idolo. L’influenza della sua musica
ha attraversato gli anni '80 e gli anni '90 creando
proseliti (R.E.M., Teenage Fanclub oltre ai già
citati Elliott Smith e Posies e poi un paio di
migliaia di altri artisti) e dibattiti sull’effettiva
eventualità di un nuovo disco. Siamo quindi
arrivati ad oggi, con "In Space" nei
negozi e i riflettori della critica puntati sul
white kid del Tennessee. Mettiamo subito in chiaro
quello che dovrebbe essere lapalissiano: non è
come i primi dischi. Non poteva esserlo. Ma questo
non è un problema, perché nonostante
certe cadute di tono – inevitabili, come tutta
la carriera dei Nostri, chi si ricorda "India
Song"? – e certa faziosità critica
da parte dei nuovi evangelisti della buona musica
(una di quelle cose da farti riconsiderare l’ateismo),
"In Space" rappresenta il miglior Chilton
che oggi potevamo avere.
Dimentichiamoci di "A Whole New Thing",
rockettino senza mordente; "Do You Wanna
Make It", filastrocca anni ’50 un po' noiosa
e l’inascoltabile pastrocchio classicista di "Aria
Largo". Il resto è Big Star al 100%.
L’attacco di "Dony" fa rizzare la pelle
dall’emozione, così come "Lady Sweet"
fa gridare al miracolo per la sua bellezza. Ma
c’è anche una "Turn My Back Into The
Sun" cantanta da Stringfellow che ricorda
i Beach Boys in maniera quantomeno straordinaria
e la sublimazione pop di "Frebruary’s Quiet",
doppia voce Chilton-Auer cui sembra semplicemente
impossibile resistere. Tutto questo per dirvi
di non credere a chi vi dice che si tratta di
un brutto disco fatto di canzoni vuote o semplicemente
inutili. Conosciamo Chilton, non è tipo
da prenderci in giro. Forse trent’anni fa avrebbe
avuto più cose da dire al mondo. Ma anche
adesso, i Big Star, sono una di quelle voci che
non ci stancheremo mai di sentire.
collegamenti su MusiKàl!
The Byrds - Younger
Than Yesterday
Beatles - la Kalporzgrafia
R.E.M. - Around
The Sun (di Raffaele Meale)
R.E.M. - Around
The Sun (di M & R e Michele Camillò)
R.E.M. - Reveal
Teenage Fanclub - Man-Made
Elliott Smith - From
A Basement On The Hill
Elliott Smith - Figure
8
Elliott Smith - Either/Or
The Posies - Every
Kind Of Light
Okkervil River - Black
Sheep Boy