Sulla copertina dei bambini in bianco e nero
degli anni '40 corrono in uno spazio angusto diviso
tra due altissime mura viola, sovrastati da un
cielo rosso. Sul retro, gli ologrammi dei tre
- chitarre e bacchette alla mano - si stagliano
sullo stesso sfondo.
Così appare ad un primo sguardo questa
"espressione dell'inesprimibile", secondo
lavoro dei Blonde
Redhead per la Touch and Go, prodotto questa
volta da Guy Picciotto dei Fugazi insieme al solito
John Goodmanson. Le nevrosi accumulate con "Fake
can be just as good", rielaborate ed
alleggerite divengono la ruota motrice di questo
nuovo album; già la voce di Kazu che anticipa
le chitarre in "Luv Machine" mostra
chiaramente come i componenti del gruppo abbiano
raggiunto la maturità, finalmente capaci
di far interagire le parti per tastiera di Simone
con la restante parte dei brani.
E il tutto viene ancora di più alla luce
con i pezzi seguenti: "10" e "Distilled"
sono due dei migliori brani dell'intero repertorio
Blonde Redhead. Soprattutto quest'ultima, con
la sua ritmica avvolgente, rifulge di una luce
abbagliante ("is this for me liquid loving
is this for me distilled loving") e propone
le chitarre, sempre in riffs efficaci, ma con
una carica di tenero rumore mai raggiunto prima.
Anche se forse l'apice dell'album è "Missile
++", perfetto brano elettronico interamente
suonato - straordinario in questo caso l'apporto
di Simone, forse il più dotato dal punto
di vista tecnico -.
E' poi la volta di "Futurism vs. Passéism
part 2", ripresa del brano conclusivo dell'album
precedente, più cadenzata, più nettamente
tagliata, più bella, cantata in francese
da Guy Picciotto, oramai elevato a padre putativo
del gruppo. Com'è ormai d'obbligo arriva
il brano di relax, lo splendido "Speed x
distance = time", che anticipa la follia
totale della title-track, apice di un percorso
del rumore intrapreso fin dagli albori dal gruppo
newyorchese e qui portato ai suoi massimi storici.
Ipnotico, ossessionante, straziato dalla voce
corrosa di Kazu, il brano taglia in due tronconi
l'album, rendendolo ancora più indimenticabile.
I restanti brani non aggiungono nulla di veramente
particolare allo splendore del prodotto, ma si
collocano perfettamente nella scaletta, sorta
di bonus tracks finali.
Finale da colonna sonora, con il brano strumentale
"Justin Joyous". Finale di uno dei più
coraggiosi progetti musicali portati avanti negli
anni '90: riuscire a esprimere ciò che
non si può esprimere. Ora che i Blonde
Redhead ci sono riusciti possono approdare ad
altri lidi, in un altro millennio.
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Blonde Redhead - la
Kalporgrafia
Fugazi - Argument