"Il vile" è un album difficile.
Difficile sia per chi lo ascolta, sia per chi
lo ha composto. Non doveva essere facile l'approccio
con nuovi brani dopo il successo di "Catartica".
Ma il gruppo capitanato da Cristiano Godano, con
un nuovo bassista - Dan Solo, di estrazione metal
- non teme confronti e parte a raffica, buttandosi
a testa bassa in una "mischia gaia di vipere".
Al centro delle canzoni dei Marlene c'è
sempre la figura di Godano, autore di tutti i
testi, che passa dalla rabbia di "Retrattile"
("probabilmente meritavo di più")
al mesto ricordo di un incidente stradale nella
bellissima "L'agguato". Le chitarre
come al solito sono distorte, mescolate fra loro,
quasi ad inseguirsi in riff sempre efficaci e
complessi, adornati da un basso potente e continuo
e da una batteria originale e spiazzante.
E se nei brani più duri si evince l'asprezza
della lingua di Godano - come in "Cenere"
e "Overflash" - sono le canzoni d'amore
a rilanciare altissimo il nome della band. "Come
stavamo ieri", "L'esangue Deborah"
e "Ti giro intorno" sono figlie più
che degne dell'ormai storica "Nuotando nell'aria",
anche se il punto più alto dell'intero
album è la frastagliata "Ape regina".
Sempre pronta a passare dalla dolcezza alla rabbia,
la voce di Godano raggiunge qui i suoi picchi,
mentre il contorno sonoro è straordinariamente
aderente alla filosofia del gruppo, e il ritornello
irrompe improvvisamente a spiazzarci, dolce nella
sua straziante atrocità ("posso fare
fuori parti di voi con facilità, la mostruosità
di ciò ravviva la parte cattiva che non
ho avuto mai") e alla fine Godano si svela:
nasconderà con dolcezza il vuoto che è
intorno, e che altri non è se non il ricordo.
Un innesto quasi punk con "E non cessa di
girare la mia testa in mezzo al mare" e poi
via alla distorsione, al marchio di fabbrica,
via al "Vile": «onorate il vile!»,
sì, onoratelo, perché altri non
è se non «ordito, trama stoffa e
seta». Musica tessuta coma una trama, ora
distorta ora morbida come seta, i cui fili però
provengono da altre nobili matasse. Perché
ancora rimangono stralci di Sonic Youth, di CSI,
di Butthole Surfers, di Einsturzende Neubauten,
ma ora i Marlene Kuntz sono più consapevoli,
ora sono loro a dover essere imitati.
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