In questa epoca storica asettica che intende
la creazione musicale come passerella mediatica
e modaiola senza eccezione, si avvertiva il bisogno
di uno squilibrato del pop come Sufjan Stevens.
Ambizioso e pazzo come Brian Wilson, l’americano
del Michigan ha deciso di scrivere e registrare
un album per ogni singolo stato della grande nazione
e con “Illinois” siamo arrivati al
secondo capitolo (il primo era, per l’appunto,
“Michigan”).
Attraverso ventidue episodi dai titoli assurdi
e surreali, Stevens narra piccole storie di personaggi
immaginari – UFO, Zombie, ragazzi con la
maglia di John Wayne – e le musica con una
grazia che non ci saremmo mai aspettati così
eccellente. Ascolto dopo ascolto l’opera
si dimostra compiuta, solida, asciutta, matura.
La cura del dettaglio è maniacale e ogni
arrangiamento brilla di un’ispirazione che
nel pop sembrava mancare (se escludiamo i soliti
noti come Eels e Badly
Drawn Boy). Sono 74 minuti che vorresti non
finissero mai. Epici al punto giusto. Toccanti
e stimolanti. La perfezione formale che trova
un suo quadrato nella buffa catena montuosa che
Sufjan sta lentamente e certosinamente costruendo.
Aperture classiche, echi di Tin Pan Alley, orchestrazioni
e sperimentazione della canzone, come a dimostrare
che nella semplicità della sua struttura,
le sorprese di un semplice brano possono essere
quanto di più gradito un orecchio possa
aspettare (ne è fantastica dimostrazione
i sette minuti di “Come On! Feel The Illinoise”).
Ma è soprattutto negli interventi strumentali
che si può godere appieno della maestria
di Stevens: “The Black Hawk” brilla
per brio e notturna vitalità mentre nei
contrappunti di pianoforte di “The Seer’s
Tower” si respira l’aria malinconica
della provincia ai lati del sognoamericano.
Il minimalismo dei testi viene esaltato da un’orchestrazione
che sembra rafforzare la liricità e l’intensità
delle storie raccontante. Un vero e proprio viaggio
lungo le pendici degli Stati Uniti come non li
abbiamo mai visti.
Siamo davanti ad un artista tra i più
ispirati degli ultimi anni – già
“Michigan” e “Seven Swans”
ci avevano messo in guardia – che è
riuscito a dare forma ad una materia musicale
che trova il suo compimento in un ascolto che
sembra volersi reiterare all’infinito. Sicuramente
la sua prova migliore, che fa ben sperare nella
riuscita del suo pazzo progetto e assieme invoglia
a volerne ancora. Perché di pop del genere,
di quello che si rigenera dalle sue macerie prendendo
spunto da ogni forma di suono che passa per l’aria
(sia esso folk, country o classica), siamo sicuri
che ce ne sia sempre bisogno.
1.
Concerning the UFO sighting near Highland, Illinois
2. The Black Hawk War, or, How To Demolish An Entire
Civilization and Still Feel Good About Yourself
in the Morning, or, We Apologize for the Inconvenience
But You're Going To Have To Leave Now, or, "I
have fought the Big Knives and will continue to
fight...
3. Come On! Feel the Illinoise! / Part I: The World's
Columbian Exposition / Part II: Carl Sandburg Visits
Me In A Dream
4. John Wayne Gacy, Jr.
5. Jacksonville
6. A short reprise for Mary Todd, who went insane,
but for very good reasons
7. Decatur, or, Round of Applause for Your Step-Mother!
8. One last "Whoo-hoo!" for the Pullman
9. Chicago
10. Casimir Pulaski Day
11. To The Workers of The Rock River Valley Region,
I have an idea concerning your predicament, and
it involves an inner Tube, bath mats, and 21 able-bodied
men
12. The Man of Metropolis Steals Our Hearts
13. Prairie Fire That Wanders About
14. A conjunction of drones simulating the way in
which Sufjan Stevens has an existential crisis in
the Great Godfrey Maze
15. The Predatory Wasp of The Palisades Is Out To
Get Us
16. They Are Night Zombies!! They Are Neighbors!!
They Have Come Back From the Dead!! Ahhhh!
17. Let's hear that string part again, because I
don’t think they heard it all the way out
in Bushnell
18. In This Temple As in The Hearts of Man For Whom
He Saved The Earth
19. The Seer's Tower
20. The Tallest Man, the Broadest Shoulders / Part
I: The Great Frontier / Part II: Come to Me Only
With Playthings Now
21. Riffs and Variations on a single note for Jelly
Roll, Earl Hines, Louis Armstrong, Baby Dodds, and
the King of Swing, to name a few
22. Out of Egypt, into the Great Laugh of Mankind,
and I shake the dirt from my sandals as I run