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IKARA COLT
Concerto all'Horus Club (Roma) (22 novembre 2002)
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di Raffaele Meale scrivi un'email

Gli Ikara Colt sono quattro ragazzi inglesi che hanno sfornato nel 2002 il loro album d'esordio, "Chat & Business". Inseriti dalla critica di mezzo mondo nella scena del "rock revival" di cui fanno parte Strokes, White Stripes, Black Rebel Motorcycle Club, Libertines e compagnia bella, gli Ikara Colt sono in realtà un'entità leggermente disturbante.

Paul Resende (voce), Claire Ingram (chitarra, voce), Jon Ball (basso) e Dominic Young (batteria) si rifanno alla scena londinese della fine degli anni '70, immergendo la loro identità sonora nel punk da bettola. Si presentano sul palco alle undici e dieci, con buoni quaranta minuti di ritardo sulla tabella di marcia; il locale è praticamente vuoto, ad ascoltarli siamo una cinquantina, e il colpo d'occhio non è certo dei migliori.

L'attacco è abbastanza blando, anche i quattro sembrano un po' spiazzati, ma la "folla" nonostante l'esiguo numero risponde bene e tra una risata e l'altra, un ringraziamento e una sigaretta Resende e soci iniziano a prenderci gusto.

L'acustica è buona, il suono forse addirittura troppo pulito per un gruppo punk, ma il basso catatonico di Ball e la batteria schizofrenica di Young eseguono il compito con apprezzabile diligenza. Certo, il pregio della band non è l'inventiva, i brani finiscono per avere spesso uno schema comune e ben delineato, ma i ragazzi sono simpatici, sembrano divertirsi e aver voglia di suonare.

Tra le canzoni spicca decisamente "City of Glass", con il suo ritmo spezzato, il sincopato rincorrersi tra batteria e chitarra, la sua frenetica atmosfera elettrica. Il miglior brano dell'album ha anche la miglior resa dal vivo. Ogni tanto Resende, consapevole del ruolo di punk-leader che detiene, si getta a terra in preda a contorcimenti assai poco convinti. Ball, dall'aria non propriamente sobria, distribuisce lattine di birra al pubblico (gesto molto apprezzabile, visto anche che il sottoscritto ne accaparra una) e Ingram, inorgoglita dai complimenti del pubblico - capisse bene il romanaccio…-, si getta con aria timida in soliloqui al microfono per lo più incomprensibili.

Poi, all'improvviso, dopo aver suonato meno di una decina di pezzi, l'arrivederci al pubblico. Niente bis, i quattro escono di scena e se ne vanno. Staccano tutto e parte la musica di sottofondo: quaranta minuti scarsi di concerto. Il motivo? Inspiegabile. I brani dell'album non erano stati eseguiti tutti. Mancanza di voglia? Depressione di fronte ad una risposta così misera del pubblico romano? Probabilmente un mix di entrambe le possibilità: che non scusano in ogni caso un comportamento discutibile e una mancanza di rispetto di fondo.

Quella della durata ridotta dei concerti sta diventando quasi una moda fra le band inglesi emergenti. Speriamo che sia una moda passeggera.

collegamenti su MusiKàl!
Ikara Colt - Modern Apprentice
Ikara Colt -
Chat And Business
Strokes
- Is This It
White Stripes - White Blood Cells
Black Rebel Motorcycle Club - BRMC



26 novembre 2002




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