Il
secondo appuntamento della rassegna concertistica
MUSICARE è "La notte dei flauti".
La gestione del direttore artistico Andrea Griminelli,
flautista reggiano di fama internazionale ha conferito
all'intera manifestazione un sentore da GRIMINELLI
& FRIENDS a noi non molto gradito. L'appuntamento
di cui ci occupiamo è stato arricchito all'ultimo
minuto dalla presenza di Ian Anderson, il grande
flautista e leader dei Jethro
Tull, che ha accettato di esibirsi gratuitamente.
La serata si è caratterizzata come un vero
e proprio omaggio al flauto, presenza troppo spesso
sporadica nell'ambito delle stagioni concertistiche.
Lo stesso Griminelli si segnala per la incomprensibile
assenza dal palcoscenico del Valli, sul quale è
riapparso, guarda caso, in occasione di quella che,
in parte, è un'autocelebrazione.
Si comincia da Giovanni Antonini che ha proposto
l'interessante Concerto in Do Maggiore RV 443
per flauto diritto, archi e basso continuo di
Vivaldi. Il Concerto per flauto in Sol Maggiore
di Carl Stamitz (1745-1801) ha evidenziato il
brillante e arioso suono di Bruno Grossi, forse
il più apprezzabile della serata. Con Giovanni
Mareggini ha invece dialogato Griminelli nel Concerto
per due flauti in Sol Maggiore di Domenico Cimarosa,
del quale sono purtroppo stati eseguiti solo due
tempi: una pratica, questa delle esecuzioni mutilate,
che non apprezziamo molto. Decisamente meno felice
comunque la scelta di eseguire due Fantasie, la
prima di F. Borne, per flauto e orchestra, tratta
dalla Carmen di Bizet, la seconda di Adalbert
Franz Doppler tratta dal Rigoletto di Verdi. A
dispetto del titolo, due tediosi centoni. Dopo
un ritorno a Vivaldi con il Concerto per quattro
violini ed archi in Si Minore Op. 3 n. 4 RV 550,
è giunto il momento dell'outsider.
Non abbiamo dubbi ad affermare che la qualità
complessiva della serata abbia guadagnato parecchio
dalla presenza di un Anderson spiritoso e in vena.
L'invito lo ha accettato unicamente per la curiosità
di affiancarsi a strumentisti classici, per la
novità di eseguire propri brani accompagnato
da una intera orchestra. Era la prima volta che
accadeva. Il disco "A Classic Case: The London
Symphony Orchestra Plays the Music Of Jethro Tull",
del 1985, fu una realizzazione di David Palmer,
storico arrangiatore delle sezioni d'archi del
gruppo britannico: Anderson partecipò unicamente
con sovraincisioni. Quella di Reggio è
dunque stata una prima assoluta, organizzata in
breve tempo e preceduta evidentemente da ben poche
prove. Ciononostante la proposta di Bouré,
di un ristretto di "Thick As a Brick"
(in cui ha suonato anche Griminelli) e di "Elegy",
ha movimentato la serata, francamente un po' stanca,
animando non solo i fans accorsi, ma anche buona
parte del pubblico più compassato. Sostenuto
anche da batteria, basso e chitarra elettrica,
una voce ancora purissima, fra un lazzo e l'altro
e con il manifesto compiacimento per l'inserto
di ottoni nell'arrangiamento di "Thick ",
lo scozzese ha trasformato il finale in un trionfo
personale, oscurando il resto del cast.