Erano
piuttosto grandi le aspettative per il concerto di Howard Bernstein,
meglio conosciuto come Howie
B., previsto sabato notte al Festival dell'Unità
di Reggio Emilia. L'artista, uno scozzese di Glasgow trapiantato
a Londra, può vantare, infatti, un curriculum di tutto
rispetto.
Nella veste di volta in volta differente di produttore, ingegnere
del suono, addetto al missaggio e altro ancora sono numerose
e sempre di prestigio le sue collaborazioni a progetti altrui.
Si possono ricordare quelle con i Soul to Soul, Tricky, Goldie,
Everything But The Girl, Bjork. Una delle collaborazioni che
più lo hanno avvicinato al grande pubblico è stata
la partecipazione al tour mondiale degli U2, il Popmart Tour,
con il compito di aprire i concerti con la propria musica e
l'incarico ulteriore di ingegnere del suono durante i live della
band irlandese.
Con queste premesse il minimo che ci si potesse aspettare era
un concerto di alto livello, con proposte succulente e stimolanti.
Purtroppo, però, le cose non si sono presentate esattamente
in questi termini. Il Dj set ha avuto inizio dopo mezzanotte,
dopo che il pubblico, che riempirà il tendone solo dopo
l'arrivo di Howie B, è stato scaldato dalla musica posta
sui piatti da uno dei deejays del Maffia Sound System.
Per i primi brani l'artista di Glasgow procede alternando composizioni
in cui i suoni mostrano tracce di influenze techno e drum'n'bass
- pur senza che queste vadano oltre il ruolo di citazioni e
semplici coloriture - e altre composizioni che paiono promettere
aperture più atmosferiche e articolate, con suoni più
ricercati.
In entrambi i casi i brani sono ripetitivi, come del resto è
tipico del genere. Ma nel primo caso la ripetitività
è un po' ossessiva e sostanzialmente fine a se stessa:
la musica è priva di sbocchi e pertanto dopo un po' risulta
vicina al confine con la noia. Nel secondo caso la musica destava
maggiore curiosità, e la ripetitività aveva un
suo ruolo come morbido tapis roulant che accompagnava l'ascoltatore
in un viaggio sonoro in cui si veniva sospinti in avanti nel
percorso da timbriche vellutate. Ben presto, però, dopo
i primi brani, la strada scelta diventa una sola, e purtroppo
è quella meno interessante. Le sonorità presentate
si possono ritrovare in molti club inglesi o anche nostrani
di ispirazione anglosassone, proposta da deejay assai meno di
grido, di qualità certo dignitosa, ma nulla più.
Come se non bastasse, l'audio non consentiva una percezione
distinta dell'impasto sonoro e, inaspettatamente, Howie B. passava
da un brano all'altro spesso in modo brusco, con stacchi e cambi
troppo drastici e stridenti.
La sostanziale monotonia è stata rotta in due momenti,
dapprima con la comparsa di un brano che emergeva sugli altri
grazie ad un innesto, all'interno di esso, di sonorità
reggae, e poi da una rissa che ha portato ad una breve interruzione
dell'esibizione, e nella quale lo stesso Howie B. pare abbia
ricevuto un destro sul grugno. Il concerto è terminato
dopo le tre, lasciando la riconoscibile spiacevole sensazione
dell'occasione mancata.