A questo punto viene quasi il sospetto che abbia
comprato un casolare in Romagna. O che sia ormai
diventato l’effettivo direttore artistico
della rassegna, chissà. Quel che è
certo è che ama spassionatamente la nostra
penisola e appena può viene a farci una
visitina, un po’ come quello zio simpatico
che arriva da lontano e che siamo sempre contenti
di poter rivedere.
Così il buon vecchio Howe ci dà
nuovamente appuntamento a Faenza dopo la comparsata
in solitaria di due anni fa (in realtà
si presentò con la bionda pargoletta di
un paio d’anni a cavalcioni sul collo…)
e l’esibizione dello scorso agosto dei nuovi
Giant Sand, con la prima delle due - ad aprire
l’intenso set di Bonnie “Prince”
Billy - che fu sostanzialmente una deliziosa serata
da autentico intrattenitore, fra smorfie, gags,
improbabili intermezzi tastieristici e (ovviamente)
una manciata di belle canzoni. E’ un preambolo
necessario, questo, perché si ha come l’impressione
che solo l’insieme di più performance
possa in qualche modo riuscire a illustrare con
discreta approssimazione quello che è il
multiforme e geniale universo del signor Gelb,
sempre a metà strada fra cazzeggio e sobrietà,
classe cristallina e (finta) cialtroneria. Una
sorta di elegante e arzillo smoking però
tutto sgualcito e impolverato.
Stavolta, sulla scia dell’ottimo “'Sno
Angel/Like You”, è accompagnato
dal Voices of Praise Gospel Choir e sono appunto
i pezzi dell’ultimo disco a sorreggere l’intera
serata nell’accogliente Teatro Masini. Poco
male - verrebbe da dire - visto che ci sono piaciuti
e non poco. Passano in rassegna, una dopo l’altra,
“Love Knows (No Borders)”, gli irresistibili
call & response di “But I did Not”,
una festante “Paradise Here Abouts”
che è tutta un contagioso batter di mani.
Siamo già conquistati, ci arrendiamo e
alziamo le nostre, di mani; anzi, vorremmo proprio
alzarci del tutto e unirci agli sfrenati balletti
dentro qualche impeccabile abitino anni ’50,
ma - inconvenienti del caso – ce ne restiamo
buoni a sedere chè anche la poltroncina,
a volte, c’ha il suo perché (“i
teatri sono davvero un bel posto per suonare”
- dirà più avanti Howe guardandosi
intorno sornione - “peccato però
che manchi quel contatto umano…”).
Già. Se “Worried Spirits” fa
schioccare mille dita in perfetto sincrono, per
la splendida “Hey Man” ci vuole il
piano, non ci sono santi.
Decisamente compassato, Howe stavolta si limita
giusto a qualche battuta con la platea (“Do
you have any candles?”, dice a un certo
punto) e a richiamare sul palco l’amico
italiano (“Maximooo!!” - esclama a
gran voce prima dei bis - “We need Maximo!”),
subito pronto - all’occorrenza - a prestare
servizio al basso per i pezzi più sostenuti,
come nel caso di una “That’s How Things
Get Done” in versione spiccatamente rock-blues.
Inutile dire che il canto corale dei nerissimi
ragazzi di Ottawa riempie di morbida fragranza
soul tutta l’aria respirabile, gli ancheggiamenti
delle tre giunoniche e sculettanti Voices of Praise
ci fanno impazzire fin dai primi minuti, le voci
sono così calde che scioglierebbero d’un
colpo tutta la neve che vediamo nella copertina
del disco. D’altra parte brani come “The
Farm”, la sinuosa “Nail in the Sky”,
l’abbraccio vigoroso e pieno di gioia della
scatenata “Howlin’ a Gale” e
gli altri pezzi in scaletta (fra cui la rivisitata
“Chore of Enchantment”) sono tutti
episodi che vivono di quell’azzeccato contrasto
fra l’armoniosa spiritualità del
Gospel Choir e i ruvidi e ammalianti croonerismi
desertici dell’uomo di Tucson. Il quale,
non pago, lascia tutti piacevolmente a bocca aperta
quando improvvisa insieme al suo coro una “Immigrant
Song” zeppeliniana assolutamente inedita
ed inaspettata, con l’acuto di Plant che
si fa letteralmente in sei rimbalzando divertito
da una parte all’altra del palco.
Un galante accenno di inchino, la mano che solleva
appena il cappello, ed è già tempo
di uscire di scena con piccoli passi all’indietro
fino a scomparire dietro le quinte.
Altroché se è vero. Quest’uomo
può anche circondarsi di angeli, ma ne
sa sempre un paio più del diavolo.
Luci in sala. Applausi. E alla prossima, allora.
collegamenti su MusiKàl!
Bonnie Prince Billy + Howe Gelb - Concerto
in Piazza della Molinella (Faenza)
Howe Gelb - 'Sno
Angel Like You
Giant Sand - Cover
Magazine
Giant Sand - Selection
Circa 1990-2000
Giant Sand - Chore
Of Enchantment
Bonnie Prince Billy - The
Letting Go
Bonnie Prince Billy - Summer
In The Southeast
Bonnie Prince Billy - Master
and Everyone
Matt Sweeney and Bonnie 'Prince' Billy
- Superwolf
Bonnie "Prince" Billy & Tortoise
- The
Brave And The Bold