Che
Frank Zappa non fosse una semplice pop star, bensì
un autentico compositore di musica contemporanea
"colta" lo si è già ripetuto più
volte. Basta darsi un'occhiata in giro per scovare
nei programmi dei festival di musica classica alla
ricerca di nuovi stimoli, qualche ensemble alle
prese con le folli partiture del musicista siculo-americano.
Tuttavia, nel corpus zappiano sembra non trovare
la giusta dignità un piccolo gioiello di
incandescente inventiva: "Hot Rats". Per i puristi
zappiani, questo disco costituisce una violenta
incursione del nostro beniamino nel mercato commerciale
(peraltro sempre sbeffeggiato apertamente da Zappa),
e pertanto non all'altezza degli altri lavori.
In realtà, "Hot Rats" contiene tutti gli
ingredienti tipici del più ispirato Zappa:
complessità armonica e ritmica, arrangiamenti
ricercati, e soprattutto una costante ironia. Chi
ascolta per la prima volta "Peaches En Regalia",
il brano di apertura di "Hot Rats", può essere
colto da molteplici impressioni: "Non ho mai sentito
nulla di simile", "Questo non è rock", "Quest'uomo
mi sta prendendo per il culo". In effetti, ciascuno
di questi commenti può trovare una sua giustificazione.
La chitarra "mandolinata" che esegue il tema principale
del brano, l'autoironia che traspare dall'eccessiva
pomposità degli arrangiamenti, la sguaiatezza
dei fiati a mo' di banda di paese; tutto questo
è contenuto nei densissimi tre minuti e mezzo
di "Peaches En Regalia".
Il resto del disco corre su due binari ben precisi:
da una parte i brani più "orchestrali", dalla
struttura rigida e ben definita; dall'altra lunghe
suite basate su uno scarno tema che viene stravolto
e storpiato in interminabili improvvisazioni. La
vena è incredibilmente bluesy (basti pensare
a "Willie the Pimp", cantata dal catarroso Captain
Beefheart), ma dietro c'è il tentativo di
spostare l'asse dell'ispirazione su terreni fino
ad allora poco battuti da Zappa. E così trovano
spazio piccoli cameo di raffinatezza jazz come "Little
Umbrellas" o "It Must Be a Camel" (con il violino
di Jean-Luc Ponty), ma anche ipnotiche sedute di
improvvisazione totale come "The Gumbo Variations".
Non c'è che dire: ci troviamo di fronte ad
un disco veramente ben confezionato, pieno zeppo
di melodie ben affilate e pronte a conficcarsi nelle
orecchie dell'ascoltatore; un po' il "The Dark Side
Of the Moon" di Frank Zappa. Certamente si tratta
di un disco molto meno "scomodo" rispetto ad altri
dove le pungenti liriche di Zappa hanno un peso
maggiore che in questo ("Willie the Pimp" è
l'unica cantata). Tuttavia non è possibile
non amare questo disco così traboccante di
fresche idee compositive e di una innocente ironia
pronta a scherzare con suoni e note. Non crucciamoci
dunque se non sentiremo mai Pierre Bouléz dirigere
"Peaches En Regalia" o "Son Of Mr. Green Genes".
Certa musica, per essere definita "colta", non ha
bisogno di alcun "sdoganamento" intellettuale/culturale.
12
luglio 2000
Track
list:
1.
Peaches En Regalia
2. Willie the Pimp
3. Son Of Mr. Green Genes
4. Little Umbrellas
5. The Gumbo Variations
6. It Must Be a Camel
I
commenti
HOTRATS
31 luglio 2002
e'
proprio vero...un giorno tutti si accorgeranno
della grandezza
di ZAPPA...un po' come e' successo a tanti
altri artisti...HA SEMPRE FATTO
QUEL CHE VOLEVA E QUESTO E' GIA RARISSIMO..AVEVA
IDEE IMPRENDITORIALI
MODERNISSIME X L'EPOCA..ASCOLTATE CMQ I
FIATI DI IAN HO LETTO CHE LI HA
REGISTRATI TUTTI LUI...QUALCHE DECINA X
BRANO!!!..AH UN'ALTRA COSA..FATELO
SENTIRE AD UN VOSTRO AMICO MUSICISTA CHE
NON L'HA MAI SENTITO;POI
CHIEDETEGLI QUANDO SECONDO LUI E' STATO
REGISTRATO!!!!!
General Lee 10 maggio 2002 Vi
inkazzate se dico che non è il suo
album migliore?!? Però è uno
dei più apprezzati... Giustamente...
La qualità degli arrangiamenti è
eccezionale...
simone 26 aprile 2002
hot
rats è una della massime espressioni
di Frank Zappa in cui si
combinano ironia e precisione compositiva.
Insieme a king-kong è una delle
massime espressioni musicali del '900.
libertà assoluta 5 aprile 2002
THE
GUAMBO VARIATION: Un fiume in piena di improvvisazione
collettiva che conduce ad una catartica
estasi mistica. Da avere solo per
sentire questa jam. Garantisco!
Frank(soprannome di 4 aprile 2002
Un
disco memorabile,che si discosta totalmente
dai precedenti
lavori fatti insieme alle Mothers.Una canzone
su tutte: Peachers en Regalia
che trovo....sublime!!!
E che dire degli arrangiamenti curati nei
minimi particolari? Lascio a Voi
la ricerca dell'aggettivo...Un saluto a
tutti.
LorenzoRV 20 marzo 2002
Peaches
en regalia è uno dei miei pezzi preferiti
di zappa. E' bellissimo, vario, allegro,
arrangiato alla perfezione.
La
canzone ideale per tirarsi su quando si
è tristi...
ciao
LornzoRV
warco 27 ottobre 2001 ma
secondo me comunque indi percui cio` suggerirebbe
atalfine sprecando parole...bellissimo
Stefano 16 ottobre 2001
Ritengo
questo disco una grande opera come tutta
la
produzione di Zappa. Pero' ritengo che la
maturita' dell'artista abbia raggiunto il
suo culmine con The Grand Wazoo... Credo
una tra le migliori cose del Grande. Comunque
rimane sempre una mia opionione. Speriamo
che rimanga nelle nostre memorie e nelle
nostre fantasie per molti secoli ancora.
WIWA ZAPPA !
DavideS 31 agosto 2001
Il
primo album "normale" di Frank
Zappa. Niente di male ci mancherebbe, ma
qui finiscono le sperimentazioni più
astruse, originali e affascinanti che avevano
contraddistinto il primo periodo del Maestro.
Qui é tutto più regolare,
livellato e levigato. Grandi melodie, certo,
ma nulla di sorprendente, almeno se lo confrontiamo
con meraviglie come Uncle Meat o We're only
in it for the money. A Hot Rats manca totalmente
la corrosività tematica dei precedenti
lavori, mentre musicalmente appare come
un (bellissimo) esercizio di stile. Latitano
i contenuti, insomma, che hanno affascinato
proprio Pierre Boulez, tanto da spingerlo,
a metà anni 80, a lavorare su tali
ostiche partiture e senza la piena soddisfazione
dello stesso Zappa...
"bill bruford" Pancera 8 agosto
2001
secondo me Hot rats è l'album più
riuscito di Frank Zappa perchè è
strutturato bene e la melodia si incontra
con i suoi meravigliosi assoli di chitarra
contemporanea.anche CHUNGA RVENGE è
bello ma non come questo capolavoro,gli
altri musicisti sono eccezionali basti pensare
a Ian Underwood o Jean luc ponty e questo
album non può essere paragonabile
con i Pink Floyd perchè sono due
stile completamente differenti.Frank è
un grande e rimarrà il migliore chitarrista
del mondo.
antonio
3 maggio 2001
nooo...tutto bene eccetto paragonarlo al
disco dei pink floyd.nulla da eccepire su
questi ultimi, ma IL MAESTRO E' un' altro
pianeta!che dite?
Scioccantissimo
2 maggio 2001
Un disco completamente melodico..tranne
Willie the Pimp..cantata dalla voce stridula
di Captain Beefheart..che c'è da
dire..meraviglio..ogni canzone è
una minisinfonia..gli assoli zappiani sono
azzeccati come sempre...e tutto il contorno(molto
vario)strumentale rende irripetibili i suoni
e le emozioni.
paco
18 ottobre 2000
Boulez che esegue peaces in regalia? Lo
faranno altri Boulez, in futuro, quando
si accorgeranno della dell'esuberanza, gioia,
entusiasmo, che nella musica scritta mancava
dalla morte di Mozart.
Cava 24 agosto 2000
Forse ti può apparire uno slogan più che
un giudizio; mi sembra cmq che il paragone
sia valido, con tutti i limiti che presenta
e le riflessioni (come la tua, fkk39) che
può suggerire.
fkk39 21 agosto 2000
la recensione di cavallari rende giustizia
al disco.ma paragonarlo a dark side of the
moon è fin troppo limitativo