Uno degli aspetti più affascinanti della scena
indie-rock statunitense degli ultimi anni risiede
nella possibilità, a chi è avvezzo con il genere,
di tracciare una linea regolare, continua e senza
sbalzi che leghi le varie bands.
Gli Enon di John Schmersal ne sono un esempio:
John fondò gli Enon alla fine della splendida
avventura con i Brainiac - band tra le più seminali
degli anni '90 -, terminata tragicamente nel 1999.
Dopo un esordio quasi solista contattò Toko Yasuda
che gravitava all'epoca nell'orbita dei Blonde
Redhead di Kazu Makino e dei gemelli Pace
e il batterista Matt Schultz, membro dei Let's
Crash.
Ad un anno di distanza da "High Society" il trio
torna sulla scena presentando questo "Hocus-Pocus".
L'attacco di "Shave" trascina l'ascoltatore in
un'atmosfera soffusa, dove gli strumenti vivono
in stasi frequenti, accompagnando il dolce cantato
e tracciando trame delicate, scandite dai battiti
scarni assestatida Schultz e dai riverberi di
chitarra e tastiere. Più ritmato l'incedere di
"The Power of Yawning", che unisce all'urgenza
indie uno spiccato gusto pop che esplode interamente
nel crescendo centrale. Riffs anni '70 pronti
a dissolversi in nevrotiche plettrate contemporanee:
un connubio decisamente affascinante e trascinante.
I brani si susseguono riuscendo quasi ad evitare
la soluzione di continuità. Il mood dell'album
è abbastanza evidente, tra fraseggi chitarristici
che riportano alla mente i Blonde Redhead - e
anche il cantato non è esente da filiazioni dirette
- e coordinate punk che si riappropriano della
memoria di band storiche come i Sonic Youth. Particolarmente
apprezzabile la struttura di "Storm the Gates",
a metà tra i Brainiac e il pop dei sixties, originale
la deframmentazione sonora di "Daughter in the
House of Fools" e spiazzante la viola suonata
da Dylan Willemsa che costruisce (coadiuvato dai
chimes di sottofondo) l'orientaleggiante andamento
di "Mikazuki".
A volte il gioco tra pop e rock si fa troppo
smaccato e l'originalità dei brani ne subisce
l'evidenza, come in "Candy" o nella banale "UTZ",
ma fortunatamente a bilanciare il tutto arrivano
la danza conturbante e robotica di "Monsoon" e
la scatenante furia di "Litter in the Glitter".
Chiude l'album la bella mestizia folk della title-track,
delicato sussurro acustico pronto a trasformarsi
in divertita follia psichedelica prima di ritornare
al principio.
Un lavoro, pur imperfetto, che mostra ottimi
spunti - soprattutto negli episodi più urticanti
- e palesa ulteriormente, se ce ne fosse stato
bisogno, l'imponenza della scena indipendente
newyorchese, dalle innumerevoli sfaccettature.
Rimane la difficoltà ad uscire indenni dalla "trappola"
del pop, l'arte più difficile da eseguire senza
banalizzarla. Ma questo è un problema diffuso.
collegamenti su MusiKàl!
Blonde Redhead - la Kalporzgrafia
Sonic Youth - la Kalporzgrafia
Brainiac - Hissing
Prigs in Static Couture