La
scena è quella dell’anonimità
notturna di provincia, ma con una piccola irregolarità
a disturbare la sua soporifera quiete: ritmi ovattati
che da un piccolo locale si diffondono nell’aria
fredda intorno. Basta uno stacco ad interna, e
le luci rivelano i protagonisti di una nuova serata
al Calamita: cinque elementi all’apparenza
discordanti tra loro, tuttavia armonizzati sotto
il nome Hidea.
E, dalla natia Parma, Matteo (voce), Gianluca
(chitarra), Ale (tastiere e programmazioni), Marco
(basso) e Federico (batteria) arrivano con sonorità
elettroniche e melodie orecchiabili su cui si
svolgono i testi, tutti in italiano, in un mix
che subito ricorda i Subsonica.
Ma con un qualcosa di differente che riporta proprio
alle loro radici di gruppo hard rock, una contaminazione
che resta e si fa palese nell’energia congenita
di un concerto, combinandosi ottimamente con la
presenza scenica del gruppo e dando un ottimo
impatto live.
Tuttavia, le più che buone premesse tardano
a manifestarsi, dopo un esordio tra fuori tempo
e problemi alle basi dell’ouverture “Spettrospia”
e di “Fermoimmagine”, traccia che,
tra l’altro, ha sancito il debutto della
band e dell’album “Viola Box”
(2003) sulla scena nazionale. La scintille arrivano,
finalmente, sulla trascinante “La casa dei
sensi”, uno dei migliori pezzi della serata
con un refrain da presa immediata e che pare infondere
nuovo vigore alla voce del frontman. E le note
intonate continuano su pezzi quali “Accidia”,
coi sensualissimi inserti di tastiera, ed “Amelie”,
chiusa con un’improvvisazione dal sapore
tutto drum’n’bass.
Ma qualcosa si spezza proprio quando la grinta
sembra al culmine con “Ira”, peraltro
ottima combinazione di melodia vocale con chitarre
distorte ed elettronica, ed il concerto termina
dopo solo una decina di canzoni, trascurando non
solo una promessa cover dell’ “Alleluja”
di Jeff Buckley,
ma persino il futuro secondo singolo “Viola
Sensazione”. Dettaglio (si fa per dire)
tutt’altro che irrilevante e che può
trovare una spiegazione nel limbo in cui gli Hidea
si trovano: a tour d’esordio da tempo concluso
e non ancora nel mood di un nuovo giro per l’Italia,
che comunque inizierà tra breve. Può,
certo, ma questo non sembra abbastanza per una
piena redenzione di chi ha comunque contratto
un impegno con la propria musica e con il proprio
pubblico. Ed in effetti altri dettagli (si fa
sempre per dire) come questo lasciano un po’
d’amaro in bocca, come la poca affluenza
di spettatori per un gruppo che suona praticamente
in casa: che fine ha fatto il buon vecchio passaparola?!
Amarezza che si combina poi con la sfortunata
coincidenza dei fastidiosi malanni che hanno colpito
alcuni componenti della band. Amarezza che però
resta, soprattutto pensando a quanto si dimostrino
musicalmente affiatati gli Hidea sul palco, ognuno
con la propria esperienza tecnica, la quale, per
inciso, non si dimostra affatto poca, e con il
proprio stile, con dei pezzi coinvolgenti ed immediati.
Ma che, purtroppo, questa sera la sufficienza
la meritano appena e solo sulla fiducia e su di
un semplice assaggio della loro creatività
e voglia di fare musica.
Il palco di Cavriago, comunque, questa sera non
vede solo gli Hidea come protagonisti: sono i
T Con Zero a riscaldare l'atmosfera d'inizio serata.
Lo fanno con un'unione curata di elettronica in
stile Massive Attack e melodie pop rock, e, sebbene
la loro esibizione scorra un po' uniforme dalle
prime note alle ultime, riescono comunque a garantire
live sentito e ben rodato.
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