Navigano, i Caboto. Lontano, proprio come il
loro nome suggerirebbe. Lontano dal post-rock
comunque personale di “Nauta”, o dalle
fughe zorniane dell’eccellente “Didyougetvisuals?”.
Passando dal progetto web “Freeboto”,
la band bolognese è arrivata a “Hidden
or just gone” passando ore a improvvisare
e a catturare un suono sempre più sfuggente
e mutevole. Qualcuno ha parlato di interplay,
e non a caso: il jazz qui è presente in
ogni angolo, non solo per il sax che si insinua
e che spesso disegna le melodie, ma per un modo
tutto particolare di questi musicisti di cercare
una direzione per la canzone sul momento, mentre
la creano, senza definire nulla a priori.
Basta ascoltare la traccia d’apertura del
disco per rendersene conto: in un unico calderone
dove post-rock, jazz e prog perdono i propri confini,
le note del pianoforte assomigliano a una lenta
nevicata, la batteria strappa pause improvvise,
il basso insiste su un riff fino all’ingresso
del sax. L’impatto di “Hidden or just
gone” è più fisicamente rock
rispetto al passato dei Caboto, ma non per questo
meno sofisticato: la title-track parte sognando
i Weather Report e poi si infila in un tunnel
di chitarra acustiche frenetiche e sax ansimante;
sensuali cavalcate free-form (“Always remember
that sex is deep poison”) si accompagnano
agli scoppi e alle dissolvenze noir di “Death
inspired by a kiss”); il cantato appare
a tratti ed è felicemente straniante (“Canedineve”
e il suo bellissimo crescendo), e poco dopo la
melodia si scoglie in bordoni lunghi e angosciosi.
Nessuno schema: tutto in questo disco accade
all’improvviso, come nel finale di “Happy
end with rabbit”, dove la dolcezza del sax
viene inghiottita da una frenesia ritmica non
lontana da certe cose dei Supersystem. Terzo album,
ed ennesima riconferma: i Caboto continuano a
navigare in acque difficili e instabili, ma lo
fanno con un’eleganza assoluta.