Al pari di Stereophincs, Manic Street Preachers,
Catatonia (che fine hanno fatto?) e Gorky’s
Zygotic Mynci, i Super Furry Animals rappresentano
una delle più importanti rock bands gallesi
venute alla ribalta nel corso degli anni ’90
e una delle più felici intuizioni di sir
Alan McGee. Undici anni esatti fa la mai troppo
compianta Creation marchiava a fuoco il mai davvero
dimenticato (almeno da queste parti) “Fuzzy
Logic”, esordio (con tanto di volto di
un noto spacciatore in copertina) di un allora
sconosciuto quintetto di Cardiff in bilico tra
estatiche nostalgie sixties (formato Teenage
Fun Club) e granulosi viaggi psichedelici con
biglietto di sola andata, che si era già fatto
notare un anno prima dai più avveduti
con l’ep (in gaelico) “Llanfairpwllgwy
ngyllgogerychwyrndrobwllllantsiliogogoyocynygofod
(In Space) (Welsh Concept Ep)” (e non sto
scherzando, provate a pronunciarlo per intero
nelle notti insonni per annoiarvi). Da allora è stata
una pioggia ininterrotta di canzoni dedicate
ai genitori di Albert Einstein e a Calimero,
ritornelli con la bellezza di trentatrè fuck
a ripetizione, tour con carri armati al seguito
e (è bene ricordarlo) una serie di album
spesso faraonici per una band che da sempre è dedita
(cosa più unica che rara e per questo
da difendere a spada tratta) all’esplorazione
del lato più bambinesco, scherzoso e sghignazzante
della psichedelia, raccogliendo il testimone
di quel Syd Barrett (quello di “Bike”, “Arnold
Lane”, “See Emily Play” e tutta
la produzione solistica, per intenderci) di cui
i Super Furry Animals rappresentano una delle
filiazioni più autentiche e genuine dell’ultimo
decennio, al pari dei Flaming Lips (un po’ i
loro fratelli maggiori di sponda americana).
E per un anno che ha già regalato agli
irriducibili del gruppo (numerosissimi in Inghilterra,
tutt’altro che sparuti anche in Italia)
il ritorno solista del leader Gruff Rhys con “Candylion” (sempre
per Rough Trade, apprezzabile) non poteva esserci
conclusione migliore che l’uscita di un
nuovo album di inediti dei SFA. Parte “The
Gateway song” e le lancette sembrano attorcigliarsi
vorticosamente fino a tornare a dieci anni fa:
nonostante gli anni di fittissima e febbrile
attività che la band si porta ormai sulle
spalle e la non più verde età,
il suono è freschissimo e le armonie vocali
(per le quali i SFA hanno pochi rivali al mondo)
iniziano a srotolare nell’aria densa di
good vibrations arcobaleni sonori superbamente
arrangiati che inaugurano nel modo più opportuno
e magniloquente un album da ascoltare e godere
con le mani incrociate dietro la testa e il naso
all’insù. Con “Run-Away” e “Show
Your Hand” e i loro numeri pop d’altissima
scuola si attenta subito alle salute instabile
delle nostre coronarie: decisamente bowiano il
primo, più beatlesiano il secondo, entrambi
i pezzi sono tutto un germogliare di “Parapapapa” gongolanti
e brillano di una vena compositiva felicissima
che riesce ad impossessarsi del vostro piede
destro (facendolo diventare parte integrante
della canzone) con una velocità e una
prepotenza a dir poco irritanti. “Neo Consumer” è pura
pacchianeria poppedelica infarcita di vecchio
ciarpame psichedelico ma piace anche e soprattutto
per questo (come sempre con i SFA, del resto), “Into
The Night” se ne sta appollaiata sul suo
samba elettrico, accarezzata da un’idea
di coro in stile Boston e qualche svisata Status
Quo (e i dischi dei SFA sono belli anche per
questo, come i film di Quentin Tarantino, pieni
zeppi di citazioni musicofile e sibillini richiami
a gruppi che l’ascoltatore altezzoso medio
si vergognerebbe di avere- ma quasi sempre ha
e in segreto apprezza- nella propria collezione,
come Todd Rundgren, E.L.O., Supertramp, Knack,
Bee Gees, un po’ i Lino Banfi del rock
insomma).
In “Carbon Dating” si ribadisce
l’ossessione per i Beach Boys (e il loro
glorioso corrispettivo inglese, gli Zombies)
e lo stesso si può dire a proposito di “Suckers”,
forse il vertice qualitativo del lavoro, da gustarsi
possibilmente mentre lo sguardo si smarrisce
cercando di sbrogliare le linee assai aggrovigliate
delle splendide illustrazioni con cui Keiichi
Tanaami ha rivestito il nuovo disco: una mobilissima
membrana visiva di pop art con tendenze fumettistiche,
iconografia indù stilizzata (vagamente
Bollywood), geroglifici egiziani e acide colorazioni
da copertina di Lp inglese dei tardi Sessanta.
La migliore locandina possibile per un disco
che rappresenta con tutta probabilità il
sottoscala più straboccante di chincaglierie
pop inutili e quindi necessarie che vi possa
capitare di scoprire nei vostri cervelli atrofizzati
dai troppi ascolti nei mesi a venire. L’unico,
per altro, con i crediti scritti rigorosamente
prima in gaelico e poi tradotti in inglese, impagabile,
davvero. Perché, statene certi, finché si
avrà la certezza che un nuovo disco dei
SFA prima o poi uscirà (e, manco a dirlo,
un nuovo prodotto è già in cantiere)
avrà ancora un senso alzarsi e andare
a lavorare.
collegamenti su MusiKàl!
Super Furry Animals - Love Kraft
Stereophincs - Pull The Pin
Stereophincs - Language. Sex.
Violence. Other?
Stereophincs - Just Enough Education to
Perform
Manic
Street Preachers - Send Away The Tigers
Gorky’s Zygotic
Mynci - The Blue Trees
Teenage Fun Club - Man-Made
Syd Barrett - Speciali > L'addio
a Syd Barrett
Syd Barrett - Barrett
Flaming
Lips - Concerto in Piazza Castello (Ferrara)
Flaming Lips - At War With The Mystics
Flaming Lips - The Day They Shot a Hole in the
Jesus Egg
Flaming Lips - Yoshimi Battles The Pink Robots
Beach Boys - Pet Sounds