Ecco come si diventa una figura di culto. Incidete
un disco che sembra finalmente portare la vostra
carriera in primo piano, almeno nell'ambito della
musica indipendente, e a quel punto uscite con
un lavoro che cambia improvvisamente direzione.
Tim Rutili ha fatto più o meno questo
con "Heron King Blues", seguito di quel
"QuickSand
/ Cradlenakes" che rappresenta con tutta
probabilità il migliore disco pubblicato
dai suoi Califone. "Heroin King Blues"
non è un brutto disco, questo è
vero. E' un lavoro pieno di coraggio e voglia
di rischiare, ma è anche il lato più
scontroso mostrato finora dai Califone, troppo
ostico perché riesca a conquistarsi qualche
nuovo estimatore.
Perché se è vero che inizia con
una canzone capace di incantarti con il suo sapore
di polvere e radici folk, la splendida "Wingbone",
già dopo pochi minuti, alla traccia numero
tre, fa capire come andranno le cose nel resto
del disco. "Sawtooth Sung a Cheater's Song"
inizia come una ballata di folk aspro e nel finale
viene via via sfilacciata. Il seguito sembra procedere
verso atmosfere scure, tra frammenti di soul stravolto
e blues, resi affilati. Un lungo viaggio ipnotico
lontano da qualunque concessione. Brani che si
trasformano in mantra senza via d'uscita, accompagnati
da una sezione ritmica degna di Tom
Waits, "Apple" e "Tiny Bird",
dove affiorano inaspettate influenze soul.
Certo Rutili sfodera almeno un'altra ballata
intensa, "Lion & Bee", ma la scorza
di "Heron King Blues" è dura.
"2 Sisters Drunk on Each Other" con
una ritmica spezzata, è un esperimento
funky che prova senza riuscirci ad emulare gli
Afghan Whigs. E a dare il taglio definitivo al
disco, ecco i quindici minuti di "Heron King
Blues", blues come dice il titolo, ma fatto
a pezzi e rimesso insieme in qualche modo, un
quarto d'ora di musica scurissima, chitarre, una
voce appena percettibile e suoni di sottofondo
che si rincorrono in un intrico impenetrabile.
Come se tutto questo non bastasse, i Califone
mettono in chiusura della loro ultima fatica "Outro",
uno strumentale che nei suoi tre minuti riesce
soltanto ad abbozzare l'ombra di una melodia.
Viene da chiedersi che cosa abbia spinto Rutili
e i Califone ad incidere un disco del genere.
La risposta sta forse nella carriera di Rutili,
percorsa preoccupandosi soltanto della propria
ispirazione, correndo i rischi che deve correre.
Magari con il pericolo di incidere album come
"Heroin King Blues", che ti lasciano
spiazzato a chiederti cosa aspettarsi adesso dai
Califone.
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