I sei brani contenuti nel mini CD di esordio
("Maplewood")
avevano scosso non poco una buona parte della
critica musicale, sempre impegnata nella ricerca
della Next Big Thing. Il suono quasi amatoriale
di quelle tracce non impediva loro di brillare
di luce propria, anzi, in qualche modo questa
rugginosità forniva ancora più fascino
al contesto. "Here Be Monsters" è
l'attesa prima prova sulla lunga distanza e diciamo
subito che in vari momenti si grida al capolavoro.
Dalle prime note della bellissima apertura di
"Something In My Eye" balza all'orecchio
una maggiore classicità dell'impianto sonoro,
unita ad una più evidente pulizia di registrazione.
Rimane sempre, rafforzandosi, quella piacevole
sensazione all'inizio di ogni traccia, la sensazione
di stare per ascoltare una grande canzone e la
conferma, nota dopo nota, non fa che ben disporci
per la traccia successiva. Harcourt è indubbiamente
un giovane compositore che rischia di avere una
grandiosa carriera davanti a sé. Le sue
capacità di giocare con la melodia sono
sovente stupefacenti e, caso alquanto raro, le
inevitabili influenze (i grandi cantautori americani
ed inglesi, Radiohead
qua e là, Bacharach, il cool jazz anni
'80, il pop inglese nelle sue espressioni dolceamare)
si solidificano in un impianto artistico eccezionalmente
originale e riconoscibile, dove la voce espressiva
e tendente spesso al falsetto di Ed non fa che
conferire all'insieme una spiccata unicità.
Le canzoni sono stupende, con due piccoli cedimenti
nelle un po' troppo easy listening "Birds
Fly Backwards" e "Shanghai" - che
fa ricordare addirittura Nik Kershaw!... Le prime
otto tracce sono altrettante perle, con le già
conosciute "Hanging With the Wrong Crowd"
e "Apple Of My Eye" restylizzate e sempre
irresistibili, il binomio magicamente rarefatto
di "Beneath the Heart Of Darkness" e
"Wind Through the Trees", con pochi
accenni di pianoforte e moltissimi turbamenti
emotivi.
E insomma, come si fa a resistere a timide maestosità,
ad accordi semplicemente perfetti come si trovano
solo in "Apple Of My Eye" e nella magica
"She Fell Into My Arms"? Abbandoniamoci
dunque al piacere di questo giovane creatore di
musica, giovane di età, straordinariamente
maturo nella sua arte.
1.
Something In My Eye
2. God Protect Your Soul
3. She Fell Into My Arms
4. Those Crimson Tears
5. Hanging With The Wrong Crowd
6. Apple Of My Eye
7. Beneath The Heart Of Darkness
8. Wind Through The Trees
9. Birds Fly Backwards
10. Shanghai
11. Like Only Lovers Can
I
commenti
andipandi 25
giugno 2002
PIU' ED HARCOURT E MENO LUNAPOP!!!!!!!Disco
quasi perfetto,
l'unico neo è che forse dura troppo
poco...beneath the heart of darkness è
tra le canzoni più belle degli ultimi
10 anni, apple of my eye è
semplicemente commovente...posso solo suggerire
a chiunque non conosca
questo lp di approprirsene subito, non c'è
possibilità di ripensamenti.
Grazie Ed, alla prossima.
ma.
pa.
23 novembre 2001
Il
disco è davvero bello, ma non mi sembra
che non vi siano
termini di paragone con altri musicisti.
Aleggia in più brani lo spettro (non
celato) del mai troppo rimpianto Jeff
Buckley (anche la voce a tratti è molto
simile al cantore di Grace), inoltre la spiccata
propensione alla melodia rimanda all'influenza
beatlesina del pop-rock dell'ultimo decennio.
Ciò non toglie che questo è
da considerare tra i migliori dischi dell'anno.
Grazie Ed e ben arrivato fra gli artisti musicali
che risulteranno
(speriamo) imprescindibili per questo nuovo
decennio.
Speriamo tu possa presto "concertare"
in Italia.
ricc
22 ottobre 2001
Grandissomo
disco, veramente una grande sopresa, qualcuno,
peraltro giovanissimo, che esce da ogni schema
e non si piega alle mode, secondo me impossibile
trovare un paragone, ogni tracci a è
diversa
dalle altre. Grande disco, come il piccolo
precedente. Potrebbe segnare un pò
di storio, questo Ed. Dolce, duro, calmo,
deciso... tutto in un CD.