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ED HARCOURT
Here Be Monsters (Heavenly, 2001)
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recensione di Max Cavassa scrivi un'email


I sei brani contenuti nel mini CD di esordio ("Maplewood") avevano scosso non poco una buona parte della critica musicale, sempre impegnata nella ricerca della Next Big Thing. Il suono quasi amatoriale di quelle tracce non impediva loro di brillare di luce propria, anzi, in qualche modo questa rugginosità forniva ancora più fascino al contesto. "Here Be Monsters" è l'attesa prima prova sulla lunga distanza e diciamo subito che in vari momenti si grida al capolavoro.

Dalle prime note della bellissima apertura di "Something In My Eye" balza all'orecchio una maggiore classicità dell'impianto sonoro, unita ad una più evidente pulizia di registrazione. Rimane sempre, rafforzandosi, quella piacevole sensazione all'inizio di ogni traccia, la sensazione di stare per ascoltare una grande canzone e la conferma, nota dopo nota, non fa che ben disporci per la traccia successiva. Harcourt è indubbiamente un giovane compositore che rischia di avere una grandiosa carriera davanti a sé. Le sue capacità di giocare con la melodia sono sovente stupefacenti e, caso alquanto raro, le inevitabili influenze (i grandi cantautori americani ed inglesi, Radiohead qua e là, Bacharach, il cool jazz anni '80, il pop inglese nelle sue espressioni dolceamare) si solidificano in un impianto artistico eccezionalmente originale e riconoscibile, dove la voce espressiva e tendente spesso al falsetto di Ed non fa che conferire all'insieme una spiccata unicità.

Le canzoni sono stupende, con due piccoli cedimenti nelle un po' troppo easy listening "Birds Fly Backwards" e "Shanghai" - che fa ricordare addirittura Nik Kershaw!... Le prime otto tracce sono altrettante perle, con le già conosciute "Hanging With the Wrong Crowd" e "Apple Of My Eye" restylizzate e sempre irresistibili, il binomio magicamente rarefatto di "Beneath the Heart Of Darkness" e "Wind Through the Trees", con pochi accenni di pianoforte e moltissimi turbamenti emotivi.

E insomma, come si fa a resistere a timide maestosità, ad accordi semplicemente perfetti come si trovano solo in "Apple Of My Eye" e nella magica "She Fell Into My Arms"? Abbandoniamoci dunque al piacere di questo giovane creatore di musica, giovane di età, straordinariamente maturo nella sua arte.



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Ed Harcourt - Le recensioni di MusiKàl!
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23 agosto 2001



Track list:

1. Something In My Eye
2. God Protect Your Soul
3. She Fell Into My Arms
4. Those Crimson Tears
5. Hanging With The Wrong Crowd
6. Apple Of My Eye
7. Beneath The Heart Of Darkness
8. Wind Through The Trees
9. Birds Fly Backwards
10. Shanghai
11. Like Only Lovers Can



I commenti
 
andipandi
25 giugno 2002
PIU' ED HARCOURT E MENO LUNAPOP!!!!!!!Disco quasi perfetto,
l'unico neo è che forse dura troppo poco...beneath the heart of darkness è
tra le canzoni più belle degli ultimi 10 anni, apple of my eye è
semplicemente commovente...posso solo suggerire a chiunque non conosca
questo lp di approprirsene subito, non c'è possibilità di ripensamenti.
Grazie Ed, alla prossima.



ma. pa.
23 novembre 2001
Il disco è davvero bello, ma non mi sembra che non vi siano
termini di paragone con altri musicisti.
Aleggia in più brani lo spettro (non celato) del mai troppo rimpianto Jeff
Buckley (anche la voce a tratti è molto simile al cantore di Grace), inoltre la spiccata propensione alla melodia rimanda all'influenza beatlesina del pop-rock dell'ultimo decennio.
Ciò non toglie che questo è da considerare tra i migliori dischi dell'anno.
Grazie Ed e ben arrivato fra gli artisti musicali che risulteranno
(speriamo) imprescindibili per questo nuovo decennio.
Speriamo tu possa presto "concertare" in Italia.


ricc 22 ottobre 2001
Grandissomo disco, veramente una grande sopresa, qualcuno, peraltro giovanissimo, che esce da ogni schema e non si piega alle mode, secondo me impossibile trovare un paragone, ogni tracci a è diversa
dalle altre. Grande disco, come il piccolo precedente. Potrebbe segnare un pò di storio, questo Ed. Dolce, duro, calmo, deciso... tutto in un CD.
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