Album d'esordio per questo percussionista di
formazione che nel tempo si è talmente
avvicinato all'elettronica da farne mezzo espressivo.
Nativo de Les Yvelines, dipartimento dell'Ile
de France che sfoggia Versailles come fiore all'occhiello,
Sébastien orbita fatalmente nel megacosmo
parigino, a portata di treno regionale. "Happiness"
è frutto di un lavoro quasi triennale,
co-prodotto insieme a Paul Hanford (Brothers In
Sound). La fatidica lontananza temporale fra un
pezzo ed un altro non viene però percepita,
le canzoni sono tutte egualmente cesellate da
mani esperte e da una certa visione di principio.
I sintetizzatori analogici hanno la parte del
leone, convogliando l'opera lungo la ferrovia
RadioRedheadAir: binari che non conducono esattamente
verso un "Happiness" e infatti si capirà
che il nostro artista ha voluto fare il simpatico,
licenziando un disco tendenzialmente freddo e
malinconico. E' anche vero che la sublime malinconia
contiene aliti di felicità, ma qui il discorso
passa ai filosofi.
"1978" è in effetti un'ouverture
piena di spleen, uno strumentale dove il pianoforte
fa la parte del leone, disturbata cammin facendo
da minimali distorsioni elettroniche, in un clima
che rimanda immediatamente ai Radiohead
post "O.K. Computer".
"Weeping willow" rivela il timbro vocale
di Schuller, sottile e sofferto, uno Yorke che
canta controvento.
La malinconia la fa già da padrona (happiness!)
e si passa dalla discreta e ariosa melodia di
"Sleeping song" alla lo-fi sinceramente
anemica di "Wolf". Per fortuna tira
aria di riscatto nella seguente "Ride along
the cliff", validissimo esempio di elettronica
che guarda alla sophiscated plastic dei primi
Human League, accompagnata da un'autoctona vena
ironica e surreale che ne fa il pezzo più
graffiante e originale dell'album. La parte centrale
del lavoro viene nobilitata dall'orecchiabile
"Donkey boy", dal grande impatto iniziale
grazie a un ben orchestrato riff di basso. Il
resto è francamente déjà
vu, niente di inascoltabile, per carità:
purtroppo, dimenticabile. Tra loop sparsi qua
e là, carillon e melodie surgelate si giunge
a "Le dernier jour", unica canzone nella
lingua di Schuller che non fa che ripetere gli
stessi schemi delle sorelle anglofobe. Si passa
ad altro senza patemi, serbando la sensazione
di un'opera che avrebbe voluto emozionare e toccare
l'ascoltatore, senza riuscirci.
collegamenti su MusiKàl!
Radiohead - la Kalporzgrafia
Blonde Redhead - la Kalporzgrafia
Air - Talkie Walkie
Air - 10.000 Hz Legend