Se si vuole ricercare il disco manifesto del
breve e magico periodo del folk psichedelico britannico,
non si può fare a meno di imbattersi in
questo duo geniale. Dietro il nome Incredible
String Band si muovevano infatti le personalità
eccentriche e stralunate di Robin Williamson e
Mike Heron - in principio la band era un trio,
con l'accompagnamento del banjoista Clive Palmer,
ma funzionò con tale line-up solo per l'esordio
omonimo del 1966 -.
I due furono tra i primi a comporre sfruttando
strumentazioni esotiche e del tutto non convenzionali
come il sitar, il gimbri, il flauto di pan, il
mandolino, l'arpa, il chahanai, e riuscendo a
farli convivere con chitarra, armonica, hammond,
pianoforte e dulcimer. La struttura dei brani
è sconnessa, variopinta, saltellante, pronta
ad aprirsi a voli pindarici e trip lisergici e
a ripiombare nella stasi: la ballata acustica
"Koeeoaddi There" è spezzata
da percussioni sottili e sottolineata da un sitar
spiazzante e da uno scacciapensieri che sovrasta,
più che accompagnare, i delicati e complessi
arpeggi di chitarra, la voce ricorda i madrigali
e i canti medioevali, i testi descrivono sogni
colorati sovrapponendoli a memorie, ricordi, schizzi
impressi nella mente.
Nel duo, che non compone mai insieme, viene quasi
naturale preferire il genio lisergico di Williamson,
folle, alieno a qualsiasi compromesso commerciale,
onirico seguace del cut-up. Sue, oltre al già
citato patchwork della canzone d'apertura, "The
Minotaur's Song" che mescola marcetta militare,
danza cortigiana, cabaret, rumorismi (i versi
del Minotauro logicamente) e al contempo preziosismi
vocali. "Witches Hat" che celebra l'amore
per i canti medioevali (come altre personalità
di spicco del periodo, primo fra tutti il cappellaio
matto Syd Barrett) e dove spicca l'uso del flauto.
"Waltz of the New Moon", valzer per
carillon su cui si eleva il canto salmodiante
di Williamson, in un crescendo che a tratti evoca
preghiere indù e vocalizzi arabeggianti.
"The Water Song" con i suoi echi celtici,
quasi magici, esoterici, e l'assolo di flauto
prima che tutto si spezzi nell'acqua e nelle percussioni,
lesto però a tornare a galla e a riprendere
il cantato. "Three is a Green Crown",
vera e propria preghiera capace di far intravedere
le rive del Gange con le imbarcazioni che trasportano
i cadaveri verso la purificazione e "Nightfall",
dolce canzone di chiusura.
Dal canto suo a Heron basterebbe anche solo l'aver
composto "A Very Cellular Song", tredici
minuti di follia, insieme di generi e ispirazione,
che passa dal folk al cajun al country fino ad
arrivare al gospel e ai cori ecclesiastici, collage
sonoro tra i più arditi di tutti i tempi,
perdita di coscienza e impossibilità all'assuefazione.
E sempre sue sono la coinvolgente "Mercy
I Cry City", divertente ballata folk e la
sofferta e dolente "Swift as the Wind",
che ricorda ballate western e tradizione anglosassone,
mentre echi di mondi lontani si fanno strada in
sottofondo.
Un album miracoloso (tra l'altro prodotto da
quel Joe Boyd che di lì a poco lavorerà
col genio di Nick
Drake e che vanterà produzioni con
i Fairport Convention, Richard Thompson e i R.E.M.),
pietra miliare della musica folk e fulgida dichiarazione
di libertà, anarchia e indipendenza. Se
ancora non ce l'avete, sapete cosa comprare.
collegamenti su MusiKàl!
Nick Drake - la
Kalporzgrafia
Syd Barrett - Barrett
R.E.M. - Reveal
R.E.M. - Concerto
allo Stadio Dall'Ara