Da sempre, le storie popolari hanno avuto qualcosa
di oscuro. Pensate alle favole: quante volte
abbiamo sentito dire “Non so come facciano
i bambini a non spaventarsi”?
Ora, gli
stessi bambini che non tremavano davanti alle
favole di Andersen, forse sono diventati adulti
come Jesy Fortino, l’unica responsabile
dei Tiny Vipers: un’adulta, sarei pronto
a giurarci, che si è innamorata della “Ballata
del vecchio marinaio” di Coleridge fino
a evocarla in “Shipwreck”, o che
ha letto colma di interesse i vecchi poemi epici
del nord Europa, rimanendo impressionata dalla
loro struttura ritmica e poetica, la stessa che
c’è alla base delle sue canzoni.
Più che musica folk, “Hands across
the void” è fatto di letteratura
popolare della più nera: anche quando
il suo volto sembra sorridere, l’insistenza
delle note di chitarra stringe la gola, mentre
Jesy canta con la voce di una Joanna Newsom più oscura
(“Campfire resemblance”); lunghissime
introduzioni strumentali sembrano aspettare parole
distaccate e dolenti, drammi atroci cantati come
storie quotidiane.
“Hands across the void” non è un
disco semplice: piuttosto che ascoltarlo, è facile
cadere ipnotizzati dai bordoni di note e dai
riverberi di quella chitarra acustica. Inevitabilmente,
l’unico brano a svettare in mezzo agli
altri è “Forest on fire”,
che descrive perfettamente un incendio (e lo
sguardo attonito che rimane a fissare le fiamme)
grazie a una distorsione che cresce lentamente
e, prima di poterle sfuggire, ha avvolto la stanza.
Una pura metafora sonora alla quale non servirebbero
quasi le parole per comunicare.
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Joanna Newsom - Ys