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PETER HAMMILL
Concerto a Mantova (Teatro Bibiena) (14 ottobre 2000)
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di Matteo Cavallari scrivi un'email

Peter Hammill - Concerto a MantovaTerzo ed ultimo capitolo della rassegna "Freequenze", breve ed intenso viaggio nella musica "altra". E proprio di musica "altra" si tratta nel caso di Peter Hammill, artista di frontiera, esploratore solitario nelle terre desolate della ricerca musicale. Il teatro Bibiena di Mantova ospita per la seconda volta in questa rassegna un concerto in cui prevalgono gli strumenti acustici, liberi di sprigionare ogni sfumatura sonora ed emozionale, esaltata dall'eccezionale acustica di questo teatro.
Volendo servirci di spiacevoli etichette stilistiche, possiamo dire che, a conti fatti, con Steve Howe e John Wetton eravamo rimasti nelle pacifiche e rassicuranti contrade del rock progressivo. Ma già dai primi minuti del concerto, ci accorgiamo che con Hammill è tutta un'altra cosa o, perlomeno, qualcosa che va oltre. L'artista londinese esordisce con "Easy to slip away", tratta dal suo ormai remoto secondo album solista, e qui c'è già tutto: un pianoforte strusciato su delicati arpeggi e percosso con accordi deflagranti, il violino di Stuart Gordon, in bilico tra suoni acustici e svisate elettriche, e soprattutto la miracolosa voce di Peter Hammill. Nel suo modo di cantare si avverte tutta la sapienza, l’esperienza e forse anche quel certo autocompiacimento dell’artista che ha attraversato trent’anni di carriera, e che sa esattamente quali corde far vibrare. Questa straordinaria voce viene impiegata per raccontare storie che sfiorano delicatamente la poeticità, storie di amori finiti o impossibili, di uomini disperati, di sogni sopravvissuti, piccoli drammi musicali cantati/recitati in cui si alternano strani personaggi.
A metà serata il nostro imbraccia la chitarra acustica e passa in rassegna nuove e vecchie canzoni, sempre accompagnato dal multicolore violino di Gordon: da "Like Veronica", tratto dal suo ultimo lavoro, "None of the Above", a "Shingle", "Time for a Change", o "Come Clean". Hammill si sente decisamente a proprio agio, circondato da un pubblico affezionatissimo e deliziato dai brevi interventi dell’artista inglese in un italiano perfetto.
Quando Hammill torna al pianoforte è ormai tempo dei saluti. Il bis viene accolto da un boato non appena risuonano le prime note di "Refugees", splendida ballata dei Van Der Graaf Generator. A seguire "Patient", in cui si ritorna ad imbracciare la chitarra; in quest’ultimo brano Hammill, ben consapevole di essere in presenza di un pubblico adorante, si diverte a giocare con l’acustica del teatro, alternando versi cantati al microfono e altri cantati "unplugged".
Attraverso la voce di Peter Hammill abbiamo sentito passare la storia del rock: David Bowie, Peter Gabriel, Nick Cave, forse anche il Roger Waters di "The Wall", devono molto a questo artista, che in questo concerto ha dimostrato di essere ancora "in crescendo", oltre che estremamente generoso dal vivo.



17 ottobre 2000




I commenti
 
19 agosto 2002
Concordo pienamente con la recensione sul bel concereto di Peter e concordo soprattutto sull'importanza di questo artista, eminenza grigia di tanti musicisti e tanti stili musicali, ma solo una domanda: Perché nei concerti di Peter Hammill ci sono sempre dei server e degli impianti acustici scandalosi, che anziché arricchire, massacrano il sound di questo grande artista e della sua grande musica?
Alessandro Pierini Follonica Toscana



franz
20 aprile 2002
non ho assistito al concerto ma conosco Hammill che è un
grandissimo artista, un vero poeta del rock.


massimo
4 aprile 2001
forlì
Hammill è un grande. un artista senza precedenti


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