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GOGOL BORDELLO
Gypsy Punks: Underdog World Strike (Side One Dummy, 2005)
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di Raffaele Meale scrivi un'email

Eugene Hutz è un nome che dice poco alla massa, eppure sarebbe forse il caso di appuntarselo su un taccuino, perché ha tutte le carte in regola per costruire intorno a sé un piccolo culto. È ovviamente un cantante e musicista, prima di ogni altra cosa, altrimenti non staremmo certo a parlarne qui; ed è un ucraino che si diletta a vivere nella Grande Mela dell’impero d’occidente, il che è fondamentale per comprendere ciò di cui parleremo in seguito. Ma in una guisa più recente è anche un attore, e a dirla tutta un attore niente male almeno a giudicare da quel “Ogni cosa è illuminata” diretto da Liev Schreiber e che prima ha acquistato punti all’applausometro di Venezia e poi ha racimolato meritate briciole di gloria ai nostri botteghini.

Insomma, avrete capito anche da soli che non ci troviamo di fronte al ‘solito’ personaggio della musica contemporanea, e i suoi Gogol Bordello riflettono in pieno questo stato delle cose. “Gypsy Punks” è il loro terzo album, e se “Multi Kontra Culti Vs. Irony” e “East Infection” (per non parlare del lavoro a quattro mani in compagnia di Tamir Muscat) non hanno trovato sbocco nel mercato italiano è un disguido da attribuire esclusivamente al caso: in realtà i Gogol Bordello hanno apparentemente la possibilità di crearsi una breccia nei cuori italici con una certa facilità.

E non certo per merito del ritornello di “Santa Marinella”, nel quale esplodono in una bestemmia in perfetto idioma nostrano, ma per altre qualità intrinseche che ne fanno idealmente il collante tra la follia est-europea e lo stress paranoico dell’occidente più globalizzato che si può – matrimonio questo sintetizzato con grazia e intelligenza già nel nome del combo. Ad ascoltare le quindici tracce che compongono quest’ultimo lavoro vengono in mente matrimoni a dir poco mostruosi, Nick Cave ubriachi che cercano donne da concupire nella fanghiglia autunnale dei campi Rom, Goran Bregovic distorti che anticipano con i loro sgangherati canti la fine della Siesta, orchestrine in fuga dal crollo dell’Unione Sovietica che si ritrovano affamate a chiedere l’elemosina sotto la metro di New York o di Parigi improvvisando paradossali cover di Tom Waits e Shane MacGowan.

E già, perché dentro la musica dei Gogol Bordello risiede un po’ di tutto. Da bravi figli della bomba fuggiti in occidente – perché è stata Cernobyl con i suoi gas mortiferi a determinare il destino di Hutz – questi musicisti pazzoidi hanno compreso meglio di altri il senso della società occidentale e delle sue metropoli: non più un arroccamento sulle linee di difesa nella speranza di preservare chissà quale purezza della razza, ma un’indispensabile spinta verso il meticcio, l’ibrido. La mescolanza di generi e istanze non è più solo una prerogativa dell’arte, ma si è fatta esigenza di vita. Vedere questa mescolanza messa in scena con tanta ironia, sagacia e sfrontatezza non può che sublimarla ulteriormente. Certo, si possono tirare fuori tutti i nomi che si vogliono, e i Mano Negra sono probabilmente il riferimento più diretto e immediato, ma rispetto all’esperienza di Manu Chao e compagnia franco-sudamericana i Gogol Bordello non propongono il mondo occidentale riletto in chiave etnica né tratteggiano il “loro” mondo in pose capitalistiche.

Molto più semplicemente (si fa per dire) Eugene Hutz prende i detriti di tutti i mondi che attraversa – e da qui il cantato in inglese, ucraino, italiano, spagnolo e chi più ne ha più ne metta – e centrifugandoli arriva a capire che le differenze non sono poi così tante. E, nell’approdare a questa conclusione profonda e inappuntabile, ci fa saltellare allegramente per la stanza per poco più di un’ora. Osereste pretendere di più?

collegamenti su MusiKàl!
Nick Cave - le recensioni
Tom Waits - le recensioni
Manu Chao - le recensioni
Goran Bregovic - Tales & Songs from Weddings & Funerals

 



5 gennaio 2006


Track list:

1. Sally
2. I Would Never Wanna Be Young Again
3. Not a Crime
4. Immigrant Punk
5. 60 Revolutions
6. Avenue B
7. Dogs Were Barking
8. Oh No
9. Start Wearing Purple
10. Think Locally Fuck Globally
11. Underdog World Strike
12. Illumination
13. Santa Marinella
14. Undestructable
15. Mishto!



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