“The Good, The Bad & The Queen” è un album
che potrebbe essere raccontato con immagini. Quelle
che lo rappresentano è il confronto tra Damon
Albarn sbarazzino nel retro di copertina di “The
Great Escape” con degli occhialini che oggi
farebbero ridere i polli e quello in una foto
di oggi di quelle che accompagnano di solito i
comunicati stampa, con lui assieme agli altri
tre reduci del band con un’espressione
contrita, adulta, barba incolta e faccia di chi
ne ha viste tante.
Oppure si può scrutare la normalità domestica
che trasmette il video di “Kingdoom Of Doom”,
una rimpatriata solita di quattro amici
un po’ delusi dalla vita ma conquistati
da quello che stanno cucinando; scorci di maturità
e mestizia, di difficoltà con il dovuto
coraggio quotidiano, di gioco e di solidarietà
maschile.
Le tracce di “The Good, The Bad & The Queen”
trascorrono come un fuoco che consuma, che brucia
lento, come quelle fiamme delle illustrazioni
di Doré che Simonon ha voluto in copertina,
con Londra che brucia ma che non brucia velocemente
come ai tempi dei Clash. Sono fiamme eterne nella
loro rappresentazione ottocentesca, lontane da
quelle moderne, sfuggenti ed essenziali con cui
Stanley Donwood ha incorniciato l’anno scorso
“The Eraser”
di Yorke (però stessa immagine… sarà
un caso?). E in quella Londra assediata dal fumo
ci si immagina un uomo che cammina lento lento
e che fischietta il motivetto di “Herculean”,
e poi lo canta anche con quell’indole dolente
di Albarn. Un ululato alla vita, un invocazione
al destino.
Si direbbe quasi che da quel non luogo
emergano anche edifici orgogliosi, palazzi aristocratici
che stanno per essere inghiottiti ma che sono
ancora lì, imperterriti, come quella chitarra
tremolante che emerge nel finale di “Three Changes”
e che, titubante ma fiera, svetta chiara e cristallina.
Poi dappertutto, basta fare una classica ricerca
online, si troveranno su questo disco le informazioni
che servono, quelle che non abbiamo dato qui: il
supergruppo, il dub malinconico, la bassa fedeltà
un po’ afro e un po’ cinematica, il brit pop dei
quarantenni, ’esticazzi e tutte quelle altre considerazioni
che ci stanno, certo che ci stanno, ma provate ora
a scorgere più indietro.
Per capire “The Good, The Bad & The Queen” non
bastavano solo le immagini che avevamo un po’
tratteggiato?
collegamenti su MusiKàl!
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Thom Yorke - The
Eraser
Damon Albarn (& friends) - Mali
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