Assistere ad un concerto dei GYBE! è un'esperienza
che tutti dovrebbero provare.
Trovarsi davanti dieci musicisti (due batterie,
tre chitarre, due bassi, viola, violoncello, glockenspiel)
che entrano senza dire una parola, si sistemano
sul palco e suonano senza sosta melodie strumentali
che evocano immagini di ogni tipo non è
cosa da tutti i giorni.
La luce non esiste sul palco, restano accese
soltanto alcune luci rosse e blu ad illuminare
soffusamente il gruppo, mentre sullo sfondo vengono
proiettate immagini semplici, ma affascinanti:
una ferrovia, un palazzo, una persona che cammina,
automobili che scorrono anonime sullo sfondo notturno
di una città e, all'inizio e alla fine,
la parola "HOPE" che campeggia, tremolante,
a caratteri cubitali. Assistendo ad un concerto
simile, si perde la cognizione del tempo e dello
spazio. La propria personalità si annulla,
il luogo dove si è in quel momento risulta
insignificante, il concetto di tempo viene abolito,
sostituito da un'estasi che pervade lo spettatore,
mentre le loro interminabili composizioni disperdono
musica, suoni ed emozioni, tanto che pare che
la musica sia nell'aria e si possa catturare,
come fosse un oggetto materiale.
Sei pezzi, per un totale di quasi due ore, suonati
senza alcuna pausa. Se si vuole applaudire lo
si deve fare nei momenti di raccordo fra un brano
e l'altro, perchè il silenzio non esiste
durante il loro concerto. Ogni pezzo inizia lentamente,
quasi "sottovoce", per poi esplodere
in un concentrato di meraviglia e di stupore,
mentre gli stessi artisti sono rapiti dalla loro
musica e lo spettatore è costretto ad ascoltare,
ad immaginare, a lasciarsi rapire dall'ipnosi
delle loro composizioni, che poi si spengono all'improvviso,
pronti a ricominciare.
A fare da supporto alla band canadese (che ha
riproposto in gran parte brani dal loro ultimo
e spiazzante doppio album) un gruppo italiano,
i "Giardini di Mirò", che con
grande umiltà e un talento ben visibile
hanno portato sul palco la loro musica, un misto
fra post-rock e Marlene
Kuntz, fra Massimo Volume e gli stessi GYBE!
Ospite il cantante degli Yuppie Flu, che ha cantato
due brani, inseriti nel loro ultimo lavoro. Chiusura
stellare con "A New Start", canzone
d'apertura nel disco che diventa di chiusura nel
concerto, musica che si fonde col rumore, fino
a diventarlo del tutto nel gran finale.
Alla fine di una serata simile, quando si accendono
le luci, ci si ricorda di se stessi, del locale,
dell'ora tarda. Per qualche ora tutto ciò
aveva totalmente perso d'importanza.
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