Tempo di sconvolgimenti, in casa Mescal: il lancio
internazionale di Cristina
Donà, i Subsonica
che abbandonano la casa madre e firmano per una
major, l’ingresso in scuderia dei miei adorati
Perturbazione, il ritorno dei Mambassa non privo
di ambizioni internazionali e, infine, gli Afterhours
che si danno al cinema.
Alla Mostra del Cinema di Venezia l’ultimo
film di Guido Chiesa, “Lavorare con lentezza”,
ambientato negli anni ’70 e incentrato sulle
vicende della storica Radio Alice, vede come protagonisti
anche il gruppo milanese, in un ruolo molto singolare,
quello di uno dei gruppi più importanti
della nostra storia, gli Area.
I pochi minuti dove gli Afterhours appaiono sullo
schermo li vedono nella loro dimensione ideale,
quella del palco, alle prese con una canzone –
totem come “Gioia e rivoluzione”:
“Il mio mitra è il contrabbasso che
ti spara sulla faccia, che ti spara sulla faccia
ciò che penso della vita, con il suono
delle dita si combatte una battaglia…”,
ricordate?
Beh, gli Afterhours escono dal confronto con
le ossa rotte. Perché un conto è
avere una bella voce, ma Demetrio Stratos non
si avvicina, e tentare di imitarlo significa finire
male. Ascoltare questa cover e, subito dopo, l’originale,
fa classificare il tentativo degli Afterhours
come un tentativo davvero malriuscito.
Va molto, molto meglio con il resto dell’EP,
un omaggio al nostro migliore cantautorato: la
loro versione de “La canzone di Marinella”
di De Andrè è ormai conosciuta (da
un anno la usano per aprire i concerti), ed è
una resa ineccepibile, martellante, sinistra:
il pianoforte contrasta lo stridore delle chitarre
e del violino, e la voce sembra arrivare da un
pozzo profondo.
Tutt’altro clima si respira nella cover
de “La canzone popolare” di Ivano
Fossati: un brano storicamente importante per
gli Afterhours, l’ultima tappa di avvicinamento
al cantato in italiano che li porterà a
un disco come “Germi”;
solenne ed elettricamente dirompente, fu un’ottima
introduzione a quel disco, e, recuperandola oggi,
mostra ancora tutto il suo valore.
Conoscevamo già il meglio contenuto in
questo EP, e preghiamo di cuore gli Afterhours
di lasciar stare gli Area; e ora, non ci resta
che attendere gennaio, quando Agnelli (in compagnia
di Greg Dulli) ci farà ascoltare il vero,
nuovo album della sua creatura.
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