Poche
volte ad un concerto può capitare di avere
la pelle d’oca per l’emozione di una
voce. Beh, quella di Ginevra Di Marco è
una di quelle che può fare questo effetto.
La duttilità, il nascere teneramente come
da una cosa calda, il plasmarsi eterea
e pulita nell’aria sono tutte caratteristiche
del perfetto, e semplice allo stesso tempo, cantato
di Ginevra.
Sabato 18 dicembre al Calamita ne abbiamo avuto
la solita, qualora ce ne fosse ancora bisogno,
riprova. Nonostante lo spettacolo fosse “Stazioni
Lunari”, da un’idea di Magnelli per
“creare un porto, un punto di attracco per
tutti quegli artisti che hanno la spinta e la
curiosità di confrontarsi con altri artisti”
– spettacolo che quest’estate aveva
coinvolto personaggi come Godano, la Turci, Max
Gazzé e Morgan che si erano esibiti con
la Di Marco e Magnelli – di questi artisti
non se n’è vista traccia e sul palco,
dunque, sono finiti solo la coppia ex P.G.R. coadiuvata
da Andrea Salvadori alla chitarra acustica e
Marzio Del Testa alla batteria. Questa formazione
apparentemente minimale (senza basso!) ha però
ricreato atmosfere inaspettatamente dense, merito
del personale stile tastieristico di Magnelli
ma anche degli effetti, tipici da chitarra elettrica,
usati da Salvatori in modo inusuale su quella
acustica. Merito poi, neanche a dirlo, della voce
di Ginevra.
Nei primi brani le corde vocali della cantante
sono meno terse e nette, ma subito riprendono
vigore in “Trama Tenue” ed entrano
nel vivo con un’interpretazione irresistibile
in “Where The Wild Roses Grow”, dove
Ginevra passa senza colpo ferire dal fare la voce
di Nick Cave
a quella di Kylie Minogue. La Di Marco dimostra
quindi di non avere alcuna pregiudiziale sui brani
da inserire in scaletta: oltre a cover rock, canzoni
della propria produzione personale (alcuni probabilmente
anche da “Disincanto”, album di prossima
uscita nel gennaio 2005), pezzi di imprescindibili
cantautori italiani (“Khorakhanè”
di De Andrè)
e brani della tradizione popolare, in particolare
salentina. Ecco, forse tutto questo scorrazzare
di qua e di là alla lunga può aver
creato un poco di straniamento negli ascoltatori,
ma è stata una sensazione ben controbilanciata
dalla linea continua e uniformante della musa
Ginevra.
Due le menzioni particolari, una di presenza,
l’altra di assenza (quindi una positiva
e l’altra negativa): la scelta e l’esecuzione
di “Univers” dei Litfiba è
stata toccantissima, mentre si è sentita
la mancanza di “Elianto”, il brano
che la Di Marco canta in “A.C.A.U.”,
l’album solista di Maroccolo.
Fine del concerto con il bis di una pizzica e
tutti a casa. Sembrerà un po’ retorico,
ma il tornare a casa senza il canto di per
sé di Ginevra nelle orecchie faceva
sentire un po’ orfani.
collegamenti su MusiKàl!
Live in Kalporz! - il
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Ginevra Di Marco - Concerto
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