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GENESIS
Genesis (Virgin, 1983)
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di Federico Olmi scrivi un'email

Genesis - Genesis Il gruppo inglese, ridotto a trio, ha ormai pienamente mutato direzione musicale e questo album ne è una delle dimostrazioni più evidenti. Il titolo stesso "Genesis" sembra quasi sottintendere una rinascita del gruppo sotto una nuova forma. E’ disco noto ai sostenitori dei Genesis anni ’80, e contiene alcuni hits di questa fase. Che per noi, l’abbiamo già detto, suona come una involuzione, una banalizzazione, un cedimento ad una musica più corriva. Quelli che ascoltiamo qui sono brani riconducibili ad una tradizionale forma canzone con tanto di classico ritornello: le istanze progressive sono ormai un pallidissimo ricordo. Si comincia con "Mama", uno dei pezzi più noti e, probabilmente, dei meno peggio: mostra qualche traccia di originalità, soprattutto nella parte vocale. Con "That’s all" si cade in pieno nella canzonetta leggera anni ’80 con un Phil Collins che sfodera tutta la leziosità di cui è capace: sono i prodromi della musica che produrrà in proprio, al di fuori del gruppo. Il dittico formato da "Home by the Sea" e dalla quasi interamente strumentale "Second Home by the Sea" costituisce, dal nostro punto di vista, il meglio che possa offrire "Genesis": sono brani che conservano una certa imponenza e fascino strumentale. Ma non ci si illuda: è uno strumentale svirilito, dall’aspetto di relitto di un’epoca che non c’è più: con accenti pop marcati. Il Lato B si apre con "Illegal Alien". Inutile dire che si tratta di un monumento di questi Genesis mutati geneticamente: ritmo vivace e sbarazzino, orecchiabilità, solite vocine alla Collins, e coretto finale che ripete il ritornello. "Takin’it all too hard" è un lento con ritornello lacrimevole e fascinoso, a suo modo efficace. Con "Just a Job to do" entriamo in atmosfera più marcatamente rock, con una discreta energia interpretativa di Collins. Chiudono l’opera "Silver Rainbow", con coretto a più voci sovrapposte per il ritornello, e "It’s gonna get better", vera canzonetta, il punto più basso dell’album, dove Phil mette in mostra il peggio delle sue doti vocali.
Ma nonostante tutto ciò ci tocca ammettere che il disco, nel suo genere, ha una indubbia compattezza. E Collins pare decisamente a suo agio in questo tipo di repertorio. Evidentemente i tre della Genesi erano ben consapevoli di quel che stavano facendo. Noi stessi, dopo l’ascolto, ci siamo sorpresi a canticchiare alcuni brani. D’altra parte stiamo parlando di un’opera che ha venduto non poco, come altre del gruppo nella nuova era. Ma questo, con la qualità musicale, ha molto poco a che fare. Di rara tristezza la copertina.


30 ottobre 2000


Track list:


- Mama
- That’s all
- Home by the Sea
- Second Home by the Sea
- Illegal Alien
- Takin’it all too hard
- Just a Job to do
- Silver Rainbow
- It’s gonna get better




I commenti
 
phil gabriel
28 maggio 2002
sembrerà ripetitivo, ma lo dico lo stesso: è si musica totalmente
pop ed anche commerciale, ma bisogna sempre ammettere che il loro stile
rimane sempre raffinatissimo. se i genesis non esistessero bisognerebbe
inventarli



HARLEQUIN78
25 febbraio 2002
Saranno pure mutati musicalmente,tecnicamente, artisticamente ,geneticamente,ma continuano pur tuttavia a tirare fuori le palle e a fare grande musica(quando ci vuole ci vuole).


umby 26 maggio 2001
Di certo non è uno dei miei album preferiti (che vanno da "A Trick of The Tail" a "Duke"), ma non è neanche del tutto da buttare: penso soprattutto a "Mama" e "Home by the Sea". In fondo la virata verso il pop commerciale non può essere imputata totalmente a Phil Collins, ma anche all'esaurimento della creatività progressive di Tony Banks e Mike Rutherford: dove sono "All in a mouse's night", "Mad Man Moon", "Dance on a Volcano", "One for the Vine", "Eleventh earl of Mar", ma anche "Cul-de-sac" o "Heathaze", "Burning Rope" o "The lady lies" ?

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