"Future Home Of Brubank Elks" andrebbe catalogato
alla voce dischi misconosciuti. Inciso nell'estate
del 2001 a Los Angeles e distribuito in Europa
dalla Kitty-yo soltanto pochi mesi fa, l'album
non è riuscito a far parlare molto di sé, e un
po' lo si capisce. Infatti l'essenza stessa del
disco di Steven è in quel suo incedere pigro e
svogliato, in quel suo giocare a nascondersi.
Il paradosso è che proprio questo è anche il
maggior pregio di "Future Home Of Brubank Elks",
quell'atmosfera rilassata e senza pressioni che
a tratti lo rende irresistibile. Così ecco la
melodia sghemba dell'iniziale "Kitkope" che come
il Beck di inizio
carriera mischia ritmiche hip hop e suoni indie
rock, ma che ha anche il tono pastoso e svogliato
dei Joy Zipper. Il tutto si ripete poco dopo in
due episodi eccellenti intitolati "Magazines"
e "Par Paint", cantilene intorpidite tra chitarre
acustiche, ritmi ben cadenzati e una voce che
si muove sonnolenta, che rinnovano il panorama
dei cantautori statunitensi.
Perché Steven è tutto sommato un cantautore,
seppure al passo con i tempi. Niente arrangiamenti
straordinari, solo qualche tocco di elettronica
e qualche tastiera vecchio stile accanto a melodie
intorpidite che fanno dell'indolenza la loro forza
e mostrano, come in "Cookiekim " e "80120's",
grande fascino. Né mancano episodi in cui la leggerezza
dei suoni e l'approccio sognante si sposano fino
a ricordare gli Air degli esordi, come i due strumentali
"CompactandStylish" e "Basechannel".
Altrove affiorano tracce più marcate di elettronica
e un'influenza decisa dell'hip hop più sofisticato,
vicino ai suoni di DJ Shadow per intendersi. Ecco
allora le ritmiche incalzanti di "Hobbylobby"
o le atmosfere notturne di "High Tech Fade". Il
tutto imbastito dal solo Steven, che come è ormai
diventata consuetudine per alcuni dei migliori
autori di canzoni, fa tutto da solo o quasi. Scrive,
registra, suona e cura la grafica di "Future Home
Of Brubank Elks", un disco che trasmette quella
sensazione di lavoro casalingo che lo rende ancora
più piacevole. Da assaporare con lentezza sperando
che il mondo si decida prima o poi a scoprirlo.
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