Ecco un altro disco che arriva dal Canada, con
un po' di ritardo. Come è già successo
a "You
Forgot It In People" dei Broken Social
Scene, l'esordio
degli Arcade Fire arriva qualche mese dopo da
noi e rischia di ripercorrerne i passi. Non in
senso strettamente musicale, perché lì
le distanze sono piuttosto marcate. Piuttosto
è il modo in cui i due gruppi si sono affermati
che lascia intravedere qualcosa di comune. Anche
in questo caso, infatti, ecco un disco che ha
fatto tanto parlare di sé in Canada e negli
Stati Uniti da essere poi pubblicato in Europa.
Così l'esordio degli Arcade Fire da Montreal,
gruppo guidato da Win Butler e Régine Chassagne,
compagni nella vita e nella musica, approda infine
anche da noi. La loro musica, un po' come accade
per Franz Ferdinand, Interpol e una bella fetta
del miglior rock di questi giorni, guarda alla
new wave. La voce di Win Butler, ad esempio, è
davvero vicina a quella di Ian Curtis. Allo stesso
modo la musica guarda a Joy Division, Cure,
Talking Heads. Ma, e qui sta la particolarità
e la grandezza degli Arcade Fire, hanno qualcosa
che nessuno dei gruppi che guarda a quei suoni
possiede. La musica degli Aracade Fire affonda
nelle radici della musica americana, nel folk
e nel country, nelle canzoni di Johnny Cash, nella
sensibilità e nell'eleganza di un gruppo
come i Lambchop e ha un sapore epico che li avvicina
a certe pagine dei Low, di cui abbandonano l'asprezza
e l'essenzialità.
O ancora offrono pagine che sembrano prese da
"Deserter Songs"
dei Mercury Rev.
Scorrendo i quattro episodi intitolati "Neighborhood",
che rappresentano la spina dorsale di "Funeral",
si toccano le diverse sfumature del mondo degli
Arcade Fire. Le chitarre taglienti di scuola Talking
Heads, "Neighborhood #1 (Tunnels)" e
"Neighborhood #2 (Laïka)", si alternano
a momenti di quiete in ballate profonde che
sanno di moderno folk, "Neighborhood #4 (Kettles)".
Gli Arcade Fire mostrano eleganza e pulizia nei
suoni, ma soprattutto un calore che manca ad esempio
a certi epigoni della new wave. Persino troppo
traboccanti di emozioni in qualche caso, gli archi
e l'enfasi di "Crown of Love" restano
giusto entro i limiti. Eppure il ritmo che pulsa
in "Rebellion (Lies)" oppure il finale
intriso di malinconia "In the Backseat",
cantato con soavità da Régine Chassagne,
non possono che incantare. Un esordio in grande
stile, nient’altro da aggiungere.
collegamenti su MusiKàl!
Arcade
Fire - Concerto
al Transilvania Live (MI)
Interpol - Antics
Interpol - Turn
On The Bright Lights
Franz Ferdinand - Franz
Ferdinand
Joy Division - Unknown
Pleasures
Cure - la Kalporzgrafia
Talking Heads - Remain
In Light
Johnny Cash - American
Recordings IV: The Man Comes Around
Johnny Cash - American
III: Solitary Man
Lambchop - Is A Woman
Low - The Great
Destroyer
Low - Trust
Low - Things
We Lost In The Fire
Mercury Rev - The
Secret Migration
Mercury Rev - All
Is Dream
Mercury Rev - Deseter's
Songs