Non deve essere stato facile per Ed
Harcourt dare vita al seguito di "Here
Be Monsters", album che nel 2001 aveva
fatto gridare al miracolo gran parte della critica
e aveva portato sulla bocca di tutti il nome di
questo giovanissimo cantante/autore/polistrumentista.
E' vero che il ragazzo ha sempre affermato di
avere da parte una mole sorprendente di materiale
inedito, ma avere su di sé gli occhi degli
addetti ai lavori non deve certo averlo aiutato.
"From Every Sphere" è un buon
album, arrangiato ottimamente, suonato bene e
cantato con una partecipazione commovente, ma
corre il rischio di incanalare il giovane autore
in un cliché dal quale potrebbe risultare
difficile uscire, in futuro.
Infatti ciò che manca completamente a
"From Every Sphere" è l'effetto
sorpresa: chi arriverà all'ascolto di questo
lavoro dopo essere passato per il suo predecessore
e per lo straordinario EP "Maplewood"
si troverà di fronte a qualcosa di già
sentito, già fruito, già fatto.
Rimane (in parte) fuori da questo discorso la
follia elettronico/psichedelico/angosciante di
"Ghostwriter", ma il resto presenta
un autore intelligente che sfiora in continuazione
il pericolo ripetitività.
Ascoltando quest'album tornano alla mente le
parole che il genio Orson Welles usò per
descrivere Federico Fellini: "un grandissimo
autore che non ha assolutamente nulla da dire".
Premettendo che non sono affatto d'accordo con
Welles sulla "questione Fellini", devo
però parafrasare questa frase e cercare
di adattarla a Ed Harcourt: "From Every Sphere"
deve rimanere un episodio minore, un errore di
calcolo, un incidente di percorso. Non perché
ad ogni album si debba cambiare, per carità,
ma perché in parecchi episodi di questo
lavoro si ha la sgradevole sensazione di trovarsi
davanti ad una sorta di (auto)plagio, penso soprattutto
a brani come "The Birds Will Sing for Us",
"Sister Renee" e "Undertaker Strut",
vere e proprie cover con testo modificato dei
brani presenti su "Here Be Monsters".
Nel suo complesso "From Every Sphere"
resta un lavoro molto piacevole da ascoltare,
mai stancante, di un autore dal quale mi aspetto
però molto di più. Sperando che
la mia non sia stata solo illusione.
Recensioni collegate
Ed Harcourt - Here
Be Monsters
Ed Harcourt - Maplewood