È con un filo di amarezza che mi accingo a scrivere
queste righe dedicate al primo e verosimilmente
ultimo disco dei Larrikin Love. E’ infatti di
qualche giorno fa la notizia dello scioglimento
del gruppo, diramata attraverso il sito ufficiale
della band. Un vero peccato perché questo
giovane quartetto londinese raccolto attorno alla
figura del compositore e cantante enfant prodige
Edward Larrikin aveva belle storie da raccontare
e sarebbe stato interessante seguirne le future
evoluzioni stilistiche. Occorre comunque aggiungere
che il disco giunge in Italia a quasi otto mesi
dalla sua uscita nel Regno Unito, nel quale circolava
già dall’autunno del 2006, raccogliendo
tra l’altro unanimi consensi sia di critica che
di pubblico.
Il gruppo si ispira vagamente, in un modo non
troppo dissimile dai The Good The Bad and The
Queen, all’immaginario picaresco e dickensiano
di un Inghilterra fin troppo scopertamente vittoriana
(per rendersene conto basta dare un’occhiata furtiva
alla foto che ritrae il gruppo in copertina) ma
quello che più colpisce sin dal primo ascolto
è l’intricata promiscuità dei riferimenti
musicali che la band riesce ad amalgamare con
una fantasia e un eclettismo davvero insoliti
per degli “esordienti”. L’universo poetico e concettuale
dei Larrikin Love risulta dunque estremamente
frastagliato e composito: da un’iniziale oscillazione
folk rintracciabile nei vaporosi boccoli di violino
che contornano “Edwould” o “Happy As Annie” (ispirata
dalla bellissima poesia di Arthur Rimbaud, “Le
dormeur du val” dell’ottobre 1870) si arriva alle
cantiche celtiche della splendida “At the Feet
of Re”, che sembra avvalorare gli accostamenti
ai Waterboys e soprattutto agli amatissimi Pogues
di Shane McGowan, per i quali i Larrikin Love
hanno avuto l’onore di aprire ben tre concerti
alla Brixton Accademy nel dicembre 2006.
Il disco tende ad assecondare un’indole vagabonda
e cosmopolita, “zingara” (e per una libera associazione
d’idee verrebbero in mente i Guillemots), come
in fondo è anche quella del suo creatore
Edward Larrikin, la cui verve compositiva guizza
come un volpe (anch’essa ben visibile nella copertina
del disco) tra tentazioni ska poco distanti da
Clash e Specials (significative a questo proposito
soprattutto:”Forever Untitled”, “Six Queens”,
primo singolo in assoluto della band, e “Meet
me by the Getway Car”, scritta quando Larrikin
aveva solo sedici anni!) per approdare a brani
di punk pop più disteso e bozzetti di ordinaria
frustrazione metropolitana che evocano forse lo
spettro dei Libertines o addirittura dei Kooks
(e quindi, indirettamente, i Police…), come viene
ben documentato da brani decisamente più catchy
come “Downing street kindling”, “Well Love does
fulrise life” e “Oh sussex Donns”.
Nel complesso i Larrikin Love realizzano dunque
un disco convincente ed estremamente orecchiale,
pieno di belle intuizioni e piacevoli spunti melodici
e letterari, all’insegna di un sano divertimento
e di un romanticismo ingenuamente adolescenziale
che, in una certa misura, appartiene o è appartenuto
a tutti noi… A questo punto non resta che incrociare
le dita e sperare in un ripensamento da parte
della band riguardo al proprio futuro.
collegamenti su MusiKàl!
The Waterboys - Too
Close To Heaven
The Waterboys - A
Rock In The Weary Land
The Waterboys - Fisherman's
Blues
The Guillemots - Through
The Window Pane
The Clash - London
Calling
The Kooks - Concerto
al Nuovo Estragon (Bologna)
The Libertines - Up
The Bracket
Police - Regatta
de Blanc