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FRANZ FERDINAND
Concerto all'Estragon (Bologna) (29 marzo 2009)
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di Piero Merola scrivi un'email

Se i Franz Ferdinand dopo cinque anni sono ancora sulla cresta dell’onda, un motivo ci sarà. E il nuovo Estragon sold-out già un mese prima dell’evento ne è una testimonianza. Nel locale bolognese in cui di recente ospiti di qualità, nuovi (Tv On The Radio, Hot Chip, Cat Power, Klaxons) e meno nuovi (Slint, Systers Of Mercy, New York Dolls, Mark Lanegan, Mogwai, Einsturzende Neubauten, Built To Spill, Decemberists) che fuori dai nostri confini vanno di sold-out in sold-out, a parità spesso di prezzo e di itinerari, sono stati accolti da numeri ingenerosi.
In una location per intenderci in cui di recente, tralasciando i fenomeni del made in italy da degrado periferico musicale (Afterhours, Modena City Ramblers e Subsonica) solo Editors e Bloc Party hanno fatto il pienone. L’Italia è questa qua, si potrebbe concludere a buon ragione, senza troppe digressioni sociologiche o culturali. E i Franz Ferdinand rispondendo alle logiche dei fenomeni commerciali, hanno un seguito più ampio.

Ci sarebbe d’altro canto però da sottolineare come rispetto a questi ultimi, i quattro scozzesi non siano gradualmente scesi a compromessi con i gusti dell’ascoltatore casuale che bada al singolo più che alle scelte stilistiche. Tutt’altro. Da quegli undici potenziali singoli d’esordio si sono in parte complicati nella vita con il secondo album cercando qualcos’altro da affiancare ai motivetti da tormentone. Per poi scivolare in una parziale ridefinizione sintetico-minimale dell’ultimo lavoro.
Eppure, sarà per il piglio sempre e comunque anni ’80 e per i singoli sempre impeccabili, la loro notorietà è tutta in piedi. I detrattori che avevano previsto con sadismo la breve parabola della meteora-Franz Ferdinand sembrano essersi fatti da parte, anche in virtù di un album che in parte si distacca dal suono peculiare della band. Per di più senza particolari prostituzioni melodiche come i sopra menzionati. E l’Estragon è stracolmo, nella prima delle due date del ritorno in Italia dopo il rodaggio dei nuovi brani nell’afosa nottata ferrarese dello scorso luglio che aveva fatto ben sperare.

La curiosità sarebbe tutta per i nuovi brani, meno segnati da quelle chitarre da nostalgici della new-wave che lasciano spazio alla forza delle ritmiche e suggestioni synth/electro-pop. Ma bisogna aspettare tre pezzi per assaggiare qualcosa di nuovo. Che poi sarebbe una delle novità più in linea con le atmosfere della band, ovvero “No You, Girls”, la figlia illegittima del loro inno “Take Me Out” che non mancherà, posto coraggiosamente a metà-concerto.
Inizio comunque che se sorprende, di certo non dispiace. Dal momento che i quattro weegie, al solito vestiti così bene da non sembrare scozzesi, infilano un bruciante uno-due, la opening track per antonomasia, “The Fallen”, e la svampita ”The Dark Of Matineé” che rompono fragorosamente il ghiaccio. In platea, inutile dirlo, è subito il delirio.
Sorprende, peraltro, come non solo “Bite Hard” che è così maledettamente Blondie per non entrare subito in testa o la meno catchy “Turn It On” siano accolte come dei classici. Con una resa sul palco che eguaglia, o addirittura supera l’impatto del disco. Anche l’enigmatica “Twilight Omens”, figlia del connubio tra art e world music dei Talking Heads, è sospinta da una partecipazione quasi sopra le righe. Per il tipo di brano, al di là della vecchia legge della data più meridionale d’Italia caratterizzata tradizionalmente da un calore – per usare un eufemismo - superiore alla norma. Il suono convince. L’architrave del quartetto di Glasgow si conferma il tandem Bob Hardy (basso) e Paul Thompson (batteria), forse meno eleganti ma senz’altro precisi. Il resto lo fa il decisivo Nick McCarthy (chitarre, synth) nel tappare i buchi che Kapranos perde nell’onore/onore del ruolo di frontman che riveste comunque con un mood irresistibile e mai sopra le righe.

L’entusiasmo paradossalmente si trasforma in apoteosi in due dei brani che a dirla tutta rendono meno bene. Nella ballatona “Walk Away”, forse complice una coralità della platea quasi aggressiva nell’accompagnare un Kapranos brillo al punto giusto, la voce cede ai primi alti e bassi. Mentre in “Michael” la spigolosità tipica della loro architettura sonora si perde nella confusione di un paio di passaggi.
Molto meglio altri cavalli di battaglia quali la nevrotica esecuzione di “Tell Her Tonight” e la chiassosa “Do You Want To” che spazza via ogni scetticismo. Sullo stesso livello il primo singolo di “Tonight: Franz Ferdinand!”, l’incontenibile “Ulysses”. E così tra salti, balli, cori, i passetti di Alex, i suoi inviti alla folla in parte incompresi, i lalalala e le brevissime pause tra un brano e l’altro, i quattro si defilano in meno di un’ora. Che per la velocità e i ritmi tirati sembrerebbe anche meno. Neanche il tempo di sorbirsi i tipici mugugni in platea da spettatore della domenica (e non a caso è domenica) accompagnato dalle classiche lamentele con annesse considerazioni da bar-sport sulla professionalità della band, che i quattro riprendono la scena.
La mezzora scarsa di bis parte a razzo con “What She Came For” e il suo strambo finale punk. Poi lascia spazio a sperimentazioni e dilatazioni perdendo in velocità ma guadagnando in qualità. Arrivano infatti i brani più significativi di secondo e terzo album. “The Outsiders”, con il suo lungo finale tra psichedelia e tribalità nella batteria suonata a sei mani è accolta come al solito con freddezza, nell’ineluttabile destino da deficit di notorietà tipico delle tracce messe in coda agli album. “Lucid Dreams”, irriconoscibile perché riproposta nella versione demo, fino alla lunga spiazzante coda electro-IDM della versione su disco. Ultimo bis, infine, di nuovo sull’acceleratore con il ciclone festaiolo di “This Fire” che rischia seriamente di far venir giù l’Estragon.

Insomma, per chi non l’avesse capito, i Franz Ferdinand dal vivo come su disco continuano a fare la loro figura. Riscuotendo un successo meritato con un seguito vasto e variegato. Un po’ perché il revival a questa generazione piace senza vergogna né false pretese da sedicenti fenomeni di rottura. Un po’ perché quel revival da cui attingono appartiene al meglio del 1977-1984. Un po’ perché con canzoni così efficaci, arrangiate neanche banalmente anche i più oltranzisti perdonano loro quell’essere così dannatamente fighetti e cool. Un po’ perché quel piglio naif e scanzonato, in tutto e per tutto scozzese, li rende più simpatici e alla mano di altri nomi nuovi britannici.
E soprattutto, se come hanno più volte ripetuto, la loro è musica per ballare e muovere il culo, perché tirarsene fuori?

The Dark Of Matinee
No You, Girls
Do You Want To?
Tell Her Tonight
Twilight Omens
Walk Away
Take Me Out
Turn It On
Michael
Bite Hard
Ulysses
------------
What She Came For
Outsiders
Lucid Dreams
This Fire

 

collegamenti su MusiKàl!
Franz Ferdinand - Tonight: Franz Ferdinand
Franz Ferdinand - You Could Have It So Much Better
Franz Ferdinand - Franz Ferdinand

 



6 aprile 2009




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