Bryan Ferry, ovvero il damerino del rock. Così
snob da tornare sulle scene con un album composto
quasi per metà da cover, da Bob
Dylan a Riccardo Cuor di Leone. Pretenzioso?
Forse, ma è quello che ci aspetteremmo
dal personaggio. Come altri suoi illustri colleghi
hanno insegnato in precedenza, per realizzare
un grande ritorno, è necessario circondarsi
di illustri collaboratori che nobilitino l'artista
protagonista. E in questo Ferry non ha certo lesinato:
da Dave Stewart a Chris Spedding, da Brian Eno
a Jonny Greenwood.
"Frantic" è una bella raccolta
di canzoni d'amore, trattate con il garbo e il
gusto che è proprio di Bryan Ferry, coadiuvato
dal fido produttore Rhett Davis. L'album apre
con "It's All Over Now Baby Blue", prima
cover "rubata" a Mr. Zimmermann, che
nelle mani di Ferry diventa un piacevolissimo
country swing, in cui il nostro si cimenta anche
in improbabili assolo di armonica. L'atmosfera
è gioiosa e composta allo stesso tempo.
Già con la seconda canzone, "Cruel",
si cambia registro; l'atmosfera si fa più
"cool" e la voce di Ferry si fa più
suadente. Il brano è scritto da Ferry in
collaborazione con lo Eurythmics Dave Stewart,
che regala alle canzoni preziose pennellate chitarristiche.
"Goddess Of Love", primo singolo tratto
dall'album e anch'esso scritto con Stewart, torna
invece alle atmosfere solari del rock/pop.
Tralasciando le cover che nulla aggiungono a
questo lavoro, le sorprese più piacevoli
le abbiamo con i brani inediti. "Ja Hun Hons
Pris" è una breve canzone di origine
medievale, interpretata dal soprano Mary Nelson.
Il brano è una perfetta introduzione per
la traccia successiva, "Fool For Love",
delicatissima ballata, in cui si intreccia l'onnipresente
armonica con le tessiture chitarristiche di Chris
Spedding, compagno d'avventura di Ferry negli
anni '70. Altro brano, altra sterzata violenta.
In "Hiroshima", canzone sospesa tra
suoni spaziali e progressioni armoniche spiazzanti,
Bryan Ferry trova un perfetto alleato in Jonny
Greenwood, che con i Radiohead
di atmosfere cupe ne sa qualcosa
Il disco si chiude nel modo migliore possibile.
"I Thought" è un brano semplice
ma fortemente evocativo, in cui si ritrovano due
vecchi amici: Bryan Ferry e Brian Eno che, pur
essendo uno dei musicisti più influenti
degli ultimi trent'anni, ha avuto la malaugurata
sorte di essere stato il primo tastierista dei
Roxy Music. La canzone parte con l'andamento di
una "marcetta sintetica", per poi abbandonarsi
ad una serie di avviluppamenti sonori come solo
il buon Eno sa fare. Il tutto in quattro accordi.
Chi si aspettava un disco "di maniera",
destinato solamente a celebrare un'icona del pop,
rimarrà piacevolmente sorpreso. Bryan Ferry
sembra avere la forza, le potenzialità,
ma soprattutto la spregiudicatezza per proporre
cose originali e decisamente belle.
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