L'Orco ormai non sbaglia un colpo neanche a pagarlo
profumatamente. "Franks wild years"
(titolo preso da una canzone presente in "Swordfishtrombones",
splendido album uscito quattro anni prima e prototipo
della nuova fase dell'artista) ha come sottotitolo
"Un operachi romantico in two acts"
e nasce come lavoro teatrale scritto insieme alla
moglie e musa Kathleen Brennan. E', ancora una
volta, un lavoro eccezionale, a volte in singolare
equilibrio tra Howlin' Wolf e Kurt Weill, a volte
oscillante tra influenze europee ed incredibili
slanci alla Frank Sinatra (la versione Vegas di
"Straight to the top" e la successiva
"I'll take New York" sembrano provenire
da registrazioni pirata di un The Voice in preda
ad una colossale sbronza
).
La musica è sempre più precaria,
come se venisse fuori da strumenti lasciati in
una cantina per qualche decennio o fosse suonata
da patetiche orchestrine di provincia. "Hang
on St. Christopher" apre il disco ed è
subito capolavoro, un blues compresso, brusco,
saltellante, tenuto insieme da una vigorosa brass
section, strapazzato dalla voce abrasiva di Tom
e dalle geniali sonorità che Marc Ribot
ricava dalla sua chitarra elettrica. La versione
rumba di "Straight to the top" è
assolutamente parossistica, irresistibile nel
suo incedere potente e tribale; forse c'è
già bisogno di un pacchetto di caramelle
balsamiche per la preziosa ugola del californiano.
Più avanti ci si imbatte in due tra le
più belle ed emozionanti canzoni dell'intero
catalogo waitsiano: "Innocent when you dream",
proposta in due versioni, "Barroom"
e "78", è semplicemente una melodia
indimenticabile, malinconica ed evocativa, un
lussuoso vestito sonoro che avrebbe potuto indossare
solo Marlene Dietrich. Il secondo gioiello è
la meravigliosa ed amara "More than rain":
un organetto mette insieme qualche nota e se provate
a chiudere gli occhi esso vi condurrà in
qualche viuzza in un paesino dell'Europa Centrale
Tra le proposte più aggressive ed incalzanti
dell'album segnaliamo invece la stupefacente "Telephone
call from Istanbul, un rugginoso e scarno "blues
al Mar di Marmara"!
E' davvero incredibile come questo grande americano
abbia assorbito culture così diverse e
lontane, facendole convivere attraverso la sua
felicissima creatività che lo rende uno
degli artisti più veri e completi mai apparsi
nel panorama musicale. "Franks wild years"
è un'opera (pardon, operachi) basilare,
esempio illuminante di cultura a tutto tondo,
da fare sentire ai propri figli come parte rilevante
- sezione musica - di un grande e serio progetto
educativo.
Collegamenti su MusiKàl!:
Tom Waits - Discografia,
recensioni, link